Quando si racconta la storia dei missionari della Consolata in Kenya, viene tracciata una storia lunga decenni fatta di evangelizzazione disinteressata, servizio, promozione umana testimonianza silenziosa e duratura di uomini e donne che hanno portato il Vangelo in molte comunità.
Oggi, quella storia entra in un nuovo capitolo, scritto non solo dai missionari, ma dai fedeli laici che sono stati a loro volta formati, ispirati e trasformati dal carisma della Consolata.
La neonata “Fondazione San Giuseppe Allamano” è, per molti versi, un ritorno spirituale alle proprie radici, un atto di gratitudine, responsabilità e fede. È una realtà sognata, sperata e accennata silenziosamente dai missionari, che piano piano è cresciuta fino a diventare una realtà concreta a disposizione delle generazioni future, grazie al contributo di tanti fedeli.

Tanti laici, uomini e donne, formati nelle parrocchie, scuole e comunità della Consolata, si sono fatti avanti per dare vita a quel sogno, senza esitazione, ispirati dalla missione. Il senso di gratitudine è magnificamente espresso nella lettera del Superiore Generale, padre James Bhola Lengarin, IMC, scritta il 2 luglio 2025, per l'ufficializzazione della Fondazione: “Dopo anni di sogni, pianificazione e perseveranza, la nascita di questa Fondazione segna una pietra miliare monumentale, un sogno nato dalla dedizione, dalla compassione e da un impegno incrollabile al servizio dell'umanità”.
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Le sue parole vanno oltre una semplice affermazione; offrono una benedizione e un invito alla responsabilità: “Ogni nome qui sopra non è solo un curatore fiduciario, ma un portatore di luce della compassione, un costruttore di opportunità e un custode della grazia. Che questa missione continui a crescere con la forza e lo spirito che avete infuso fin dal suo inizio”.

Il consigliere senior Fred Ngatia e il signor Gerald Museti Masese presentano l'atto fiduciario della Fondazione Allamano per la benedizione del Nunzio Apostolico durante le celebrazioni del centenario, il 28 febbraio 2026.
Una visione nata dalla gratitudine e dalla fede
Una di coloro che hanno contribuito a far rinascere questa visione è Anne Wambui Mwicigi Muya, la cui vita è da tempo intrecciata con la spiritualità della Consolata. Ricorda come i missionari abbiano accolto con un’umiltà che ha sorpreso persino lei il rinnovato interesse per la fondazione.
“Uno degli indicatori più forti che questa Fondazione avrà successo è l’umiltà dei missionari della Consolata”, ha affermato, aggiungendo: “Hanno scelto deliberatamente di fare un passo indietro e di lasciare che siano i laici a guidare, offrendo allo stesso tempo guida spirituale e supervisione. Il nostro Superiore Regionale, padre Zachariah Kariuki sottolinea spesso che i sacerdoti non devono portare da soli tutto il peso di ogni progetto. La loro missione fondamentale è l’evangelizzazione. Quando trovano laici affidabili e competenti, permettono volentieri che siano loro ad assumere la leadership”.

Una parte dei fiduciari durante il lancio al Consolata Shrine Westlands, Nairobi.
Ha inoltre riflettuto su come i loro documenti fondativi sanciscano questa fiducia, collocando i missionari nel ruolo di custodi piuttosto che di coloro che prendono le decisioni. “Loro guidano; noi realizziamo. Questo sposta la responsabilità sui fedeli cristiani, rendendoci davvero il cuore pulsante della Fondazione. I missionari ci hanno intenzionalmente dato potere. Ci stanno affidando il loro nome, la loro eredità e il loro sogno. Questo conferisce alla Fondazione un forte vantaggio strutturale”, afferma Wambui.
La Fondazione è sostenuta da un illustre gruppo di curatori fiduciari. Insieme incarnano il meglio della leadership laicale: professionalmente esperti, spiritualmente radicati e profondamente grati per l’influsso missionario che ha segnato il loro cammino.
I curatori fiduciari, i cui percorsi spaziano dal diritto alla finanza, dalla governance all’ingegneria, dal mondo degli affari al servizio pubblico, rappresentano una squadra diversificata, unita non dall’ambizione professionale ma da un condiviso senso di responsabilità spirituale.

Anne Wambui Mwicigi Muya, segretaria degli amministratori
Tra loro figurano il Senior Counsel Fred Ngatia, Paul Russo, Ruth Kulundu, George Kamau Kihara, Gerald Museti Masese, Mark Michael Macharia Ng’aru, Peter Munga, Jane Michuki, Agnes Wambui Mwicigi, Mwaniki Gachoka ed Elijah Githinji Itegi. La loro umanità emerge chiaramente nel modo in cui parlano della missione, non come di un obbligo, ma come di una chiamata.
Ognuno porta con sé non solo competenze, ma anche cuore, e ciascuno custodisce ricordi dei missionari della Consolata e della loro attività che ha segnato i loro anni formativi. Molti parlano di sentirsi debitori nel senso più puro e spirituale del termine: un desiderio di restituire qualcosa proprio a coloro dai quali hanno ricevuto tanto.
Un restituire con fede: rinnovamento personale e spirituale
Ciò che sta emergendo è una collaborazione viva: da una parte i missionari che custodiscono la visione spirituale, dall’altra i collaboratori laici che creano quelle strutture che porteranno quella visione alle generazioni future. È per questo che la Fondazione porta il nome di San Giuseppe Allamano, fondatore dei missionari e delle missionarie della Consolata la cui semplicità e umiltà rispecchiavano questo modello di collaborazione.

Avvocato senior Fred Ngatia, presidente del consiglio di amministrazione
Wambui ha ricordato che la scelta del nome non è stata semplicemente simbolica: “La scelta del nome Fondazione San Giuseppe Allamano, invece di Fondazione dei Missionari della Consolata, è stata molto intenzionale. Allamano voleva che fossero i missionari ad essere messi in luce, e non lui. Parte della nostra missione è far conoscere di nuovo la sua storia: la sua vita, la sua spiritualità, la sua chiamata alla santità prima ancora della missione”.
Questo spirito di collaborazione è condiviso anche da Mark Michael Macharia Ng’aru, uno dei curatori fiduciari, che ha sottolineato la stretta integrazione della Fondazione con la famiglia missionaria. “Il disponente del Trust sono gli stessi Missionari della Consolata. Non si tratta di una fondazione qualsiasi che opera al di fuori del lavoro missionario. Lavoreremo mano nella mano con i missionari per individuare progetti, raccogliere fondi e mobilitare risorse, comprese le capacità di ognuno. Questa Fondazione è un prolungamento della loro missione, non un organismo autonomo e separato, la cui supervisione e orientamenti sono salvaguardati dai missionari, ma la leadership operativa spetta a noi”.
La sua convinzione è che non sia semplicemente una questione amministrativa, ma che nasce dalla fede. Infatti, afferma: “Quando si osservano le aree prioritarie della Fondazione - evangelizzazione, educazione, salute, aiuto umanitario, pace e giustizia, custodia del creato - queste sono tutte vie per amare e servire Dio. San Giuseppe Allamano insegnava che, prima di essere missionari, dobbiamo essere santi. E la santità è semplicemente vivere le virtù cristiane nella vita quotidiana”.

Il mons. Bert van Megen, Nunzio Apostolico in Kenya, presenta l'atto fiduciario ai fedeli durante l'inaugurazione presso il Santuario della Consolata a Westlands
La missione, oltre la raccolta fondi
Questo senso di chiamata risuona profondamente tra i curatori fiduciari, molti dei quali mettono al servizio della missione decenni di esperienza professionale. Elijah Githinji Itegi, il cui percorso accademico e professionale abbraccia finanza, management e impresa, ha parlato con passione di quanto sia grande il bisogno di un meccanismo affidabile che canalizzi il desiderio delle persone di donare.
“Anni fa, quando Strathmore era ancora un college, ho studiato lì per il CPA e in seguito ho conseguito un Master in finanza. Ho anche gestito imprese per molti anni. In questo percorso ho notato una cosa: molte persone desiderano sinceramente restituire qualcosa alla società, ma semplicemente non è stato loro offerto uno strumento affidabile attraverso cui farlo. Ogni volta che parlo di questa Fondazione agli amici, la risposta è quasi sempre la stessa: ‘Quando inizierà a funzionare, fammelo sapere. Voglio farne parte.’ Le persone sono disposte. Sono pronte. Hanno solo bisogno di un canale credibile, trasparente e ben strutturato”.

Per Gerald Museti Masese, la Fondazione si colloca al punto d’incontro tra talento e missione. La vede non semplicemente come uno strumento finanziario, ma come un’istituzione completa e professionale. “Ecco perché continuo a dire che la Fondazione va intesa non solo come un ente di raccolta fondi, ma come un’organizzazione a tutto tondo, con dipartimenti proprio come un’azienda: finanza, amministrazione, operatività. E la bellezza è che abbiamo già persone che ricoprono questi ruoli”.
Il suo background in ingegneria e gestione dei progetti influenza il suo approccio alla missione. “Sono molto attento ai dettagli e amo far partire nuovi progetti. Ma, in definitiva, ciò che mi motiva qui è la possibilità di restituire a Dio i talenti stessi che Egli mi ha affidato”, afferma Masese.
Ha sottolineato che la Fondazione ha un ambito d’azione ampio. “Questa Fondazione è più ampia del progetto Camisassa, che molte persone conoscono. Si tratta di una serie di attività volte a sollevare le comunità. E quando persone con competenze professionali diverse - finanza, diritto, management - si uniscono per la gloria di Dio, il tutto diventa davvero più della somma delle singole parti”.
Gerald vede la Fondazione anche come uno spazio di apprendimento e mentorship: “Abbiamo inoltre una vasta gamma di età tra i membri, il che crea opportunità di mentorship e trasferimento di competenze. Personalmente, non ho mai lavorato in una Fondazione prima d’ora. Quindi, anche mentre dono, sto imparando. E so che questa esperienza mi permetterà di replicare questo lavoro in altre comunità, comprese quelle rurali. L’Africa è ricca di opportunità per restituire alla società”.

Celebrazione del centenario della nascita al cielo di San Giuseppe Allamano a Nairobi, Kenya
Un futuro costruito sulla fede: tutti sono benvenuti
Il lancio ufficiale si è tenuto il 28 febbraio 2026, un evento che suscitò nuova energia nelle parrocchie della Consolata a Nairobi e nel più ampio territorio missionario. Wambui ha descritto lo scopo di questa inaugurazione.
“La visione è quella di presentarlo ai parrocchiani delle quattro parrocchie missionarie della Consolata a Nairobi, con la partecipazione di altre missioni in tutto il Kenya. Da qui a quel momento, puntiamo a finalizzare la nostra strategia, missione, visione e obiettivi. Potremmo non aver ancora realizzato molto, ma è chiaro come i parrocchiani potranno partecipare, non solo nella raccolta fondi, ma anche condividendo competenze, facendo volontariato e collaborando con noi. Si prevede anche che i curatori fiduciari possano assumere ruoli chiave in vari progetti missionari, soprattutto dove le loro competenze professionali risultano più utili”.
Mentre la Fondazione si preparava al suo debutto pubblico, i curatori fiduciari hanno iniziato a rivolgere un primo appello ai parrocchiani e a una platea di fedeli più ampia. Gerald ha condiviso con chiarezza il cuore di questo invito. “Il cuore del messaggio è semplice: invitiamo i parrocchiani a offrire le proprie competenze, il proprio tempo e la propria esperienza, per servire Dio e trasformare vite. Non solo denaro. I talenti delle persone. Le loro capacità. La loro compassione”.
Le precedenti riflessioni di Githinji sul desiderio delle persone di avere un mezzo affidabile per restituire qualcosa amplificano il peso di questo appello. E Wambui estende questo invito a qualcosa di ancora più profondo: il senso di gratitudine.

Missionari della Consolata con il Nunzio Apostolico in Kanya durante celebrazione del centenario della morte de San Giuseppe Allamano a Nairobi.
“I missionari della Consolata hanno segnato profondamente la vita di molte persone, attraverso l’educazione, la sanità, lo sviluppo dei villaggi o un semplice incoraggiamento. A chi molto è dato, molto è richiesto. La nostra chiamata è restituire quella generosità, rafforzare ciò che ci ha rafforzati”.
Nel segno del centenario della nascita al cielo del Fondatore, la Fondazione San Giuseppe Allamano è più di un’istituzione. È il fiorire di decenni di lavoro missionario che incontrano decenni di gratitudine laicale. È un sogno un tempo coltivato solo dai missionari, ora abbracciato dalle persone che essi hanno formato. È il futuro dell’evangelizzazione portato avanti da coloro che un tempo hanno ricevuto il Vangelo e ora si offrono per garantirne la continuità.
È meraviglioso, una missione dei fedeli per i missionari che per primi li hanno serviti, un’eredità rinata, e offerta a Dio.
* Paschal Norbert, giornalista, Editore di CISA News, Kenya.










