Ci sono luoghi in cui il Vangelo non viene spiegato: viene riconosciuto; non è necessario aprire un libro per comprenderlo, basta fermarsi un attimo e guardare. In Kenya, uno di questi luoghi è il pozzo.
Lì tutto sembra semplice. La gente arriva con recipienti vuoti per riempirli d'acqua. Niente di straordinario. Eppure, lì scorre la vita. Mentre si aspetta, emergono le parole, le risate, la stanchezza, le storie di ogni giorno. Il pozzo non è solo un punto di passaggio; è un luogo di incontro, un luogo di scambio di informazioni, un luogo dove si stringono amicizie.
Durante le mie visite alle nostre missioni fuori Nairobi, ho visto molte volte la stessa scena: donne e bambini che percorrono lunghe distanze per raccogliere acqua. Lo fanno ogni giorno, senza fare rumore, senza reclamare protagonismo. È un compito prezioso e silenzioso, ma da esso dipendono la casa, la famiglia, la comunità. L'acqua sostiene la vita e un intero sistema culturale.
Guardando tutto questo, il Vangelo comincia a risuonare da solo. Anche Gesù conosceva questi luoghi. I pozzi, le strade, l'attesa. Non parlava della vita da lontano, ma dall'interno. Si sedeva dove si sedeva la gente, aspettava come aspettavano gli altri, conversava senza fretta. Al pozzo non si fanno grandi discorsi, si fanno incontri.
Prima si parla del necessario: quanta acqua serve, quante volte si viene, quanto è pesante il cammino. Ma poi, quasi senza accorgersene, emerge ciò che è veramente importante: i figli, il lavoro, la stanchezza, le preoccupazioni. Il pozzo mostra che nessuno arriva da solo, e che la vita si sostiene anche con piccoli gesti di aiuto reciproco.
Ho provato a caricare i bidoni come fanno i bambini. Non sempre ci riesco. Perdo l'equilibrio, mi bagno, fallisco. Loro ridono, senza deridermi. Una risata genuina, che insegna più di molte parole. Loro dicono che sono forte e invece io dico che i forti sono loro. Perché la vera forza non sta solo nelle braccia, ma nella costanza, nell'alzarsi ogni giorno e fare ciò che si deve fare.
Al pozzo c'è posto per tutti: bambini, donne, uomini, anziani, persino gli animali. Tutti arrivano con un bisogno. E forse è per questo che il pozzo assomiglia tanto al Vangelo: perché nessuno va lì per fingere, ma per ricevere ciò di cui ha bisogno per vivere.
A volte mi chiedo quante volte anche Gesù sia stato così, semplicemente lì. Senza insegnare, senza correggere, solo condividendo. Forse aiutando qualcuno con la sua brocca, forse aspettando il suo turno. Forse mostrando, senza dirlo, che Dio si trova anche nella quotidianità.

Allora si capisce che il Vangelo non è nato scritto, ma vissuto. È nato da gesti semplici, da incontri brevi, dalla vita condivisa. E molte volte, senza rendercene conto, andiamo al pozzo in cerca di acqua... e torniamo con qualcosa di più.
Perché il Vangelo, prima di essere letto, si vive.
* Francisco Martínez, missionario laico colombiano in Kenya.










