Kenya: Come cinque scellini hanno plasmato l'eredità del dottor Peter Munga

Dott. Peter Munga: "Il seme piantato a Tuthu, in Kenya, è cresciuto fino a diventare una foresta da cui la fede fiorisce e prospera" Dott. Peter Munga: "Il seme piantato a Tuthu, in Kenya, è cresciuto fino a diventare una foresta da cui la fede fiorisce e prospera" Foto: Paschal Norbert

Molti lo conoscono come un magnate, un imprenditore acuto e, nei sussurri, un miliardario. Pochi conoscono la storia che precede la sua fama e ricchezza. Pochi conoscono l’uomo, la sua fede, la sua formazione e resilienza silenziosa che hanno modellato la sua ascesa. Ancora meno comprendono la profondità della sua filantropia e la sua ininterrotta fedeltà al carisma dei Missionari della Consolata.

Egli è frutto della loro attività evangelizzatrice. E oggi in segno di gratitudine sta restituendo loro ciò che, attraverso un missionario della Consolata a Tuthu, ha radicalmente cambiato la sua vita.

Durante la celebrazione del centenario della nascita al cielo di San Giuseppe Allamano, presso il Santuario della Consolata in Westlands il 28 febbraio 2026, il dott. Peter Kahara Munga, fondatore di Equity Group Holdings, ha condiviso un suo scritto per questa occasione. Non ha parlato come un magnate, ma come una persona grata per ciò che ha ricevuto dai missionari.

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Pellegrini percorrono le strade del villaggio di Tuthu, la prima missione dei Missionari della Consolata. È qui che il giovane Peter Munga ricevette la sua borsa di studio di cinque scellini da padre Cremasco.

«Oggi mi trovo davanti a voi non come uomo d’affari, né come leader, né come figura pubblica. Mi presento come figlio riconoscente della Chiesa, che ha beneficiato della abnegazione e fedeltà dei missionari, frutto di una fede vissuta e testimonianza vivente che, piantata in terreno fertile, produce frutti oltre ogni immaginazione», recita un passaggio del discorso.

Un’infanzia interrotta e reindirizzata dalla Provvidenza

Nato il 28 agosto 1943 nel villaggio di Nyagatugu, sulle pendici dell’Aberdare nella contea di Murang’a, la prima parte della vita di Peter Kahara Munga è stata segnata dalla privazione. Suo padre, Benson Kahara, lavorava come lavoratore domestico; sua madre, Beth Nyambura, era una contadina e lavoratrice saltuaria. Come molti ragazzi della sua generazione, pascolava animali che non appartenevano nemmeno alla sua famiglia.

La sua istruzione fu problematica fin dall’inizio. Iniziò alla Nyagatugu Primary School prima di trasferirsi alla St. Peter Clavers School a Nairobi, dopo che il padre si era avventurato in una piccola attività commerciale a Gikomba. Ma la dichiarazione dello Stato d’Emergenza durante la rivolta dei Mau Mau cambiò tutto. Il padre fu detenuto. La madre fu sfollata. Il giovane Munga fu costretto a lasciare la scuola.

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I Missionari della Consolata arrivarono in Kenya nel 1902, fondando la loro prima missione a Tuthu, nella contea di Murang'a

Anni dopo descrisse quel periodo con semplicità: «Questo è stato il prezzo pesante della libertà». Tornò a Nyagatugu praticamente senza nulla. Il suo futuro, sembrava compromesso, quando arrivò quello che oggi definisce un intervento decisivo della grazia.

I cinque scellini che cambiarono una nazione

Nel 1955, a Tuthu, un sacerdote missionario della Consolata, padre Aldo Cremasco, gli offrì una borsa di studio di cinque scellini.

«Cinque scellini», ha ricordato il dott. Munga nel suo discorso. «Oggi quella cifra può sembrare insignificante. Ma allora, per me e per la mia famiglia, fu una benedizione. Non era semplicemente denaro; era speranza. Era fiducia. Era la convinzione che un ragazzo di un piccolo villaggio meritasse un’altra opportunità di vita.»

 

Quella piccola borsa gli permise di proseguire gli studi a Kiangunyi e poi alla Gaichanjiru Secondary School, dove un altro missionario della Consolata, padre Vittorio Deleidi, fu determinante nel plasmare i suoi fondamenti morali e spirituali.

«Non ci hanno insegnato solamente a leggere e a fare i conti», ha detto. «Hanno formato il nostro carattere. Hanno instillato disciplina. Hanno insegnato l’integrità e l’umiltà. Soprattutto, ci hanno aiutato a radicare la nostra vita nella fede.»

Senza quell’intervento, ha riconosciuto con franchezza, la sua vita avrebbe probabilmente preso altre direzioni.

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La Missione di Tuthu in Kenya. Foto: Jaime C. Patias

Formazione prima della fortuna

Il percorso accademico del dott. Munga non fu lineare né facile. Dopo aver conseguito il Cambridge School Certificate e gli “A” Levels negli anni Sessanta, entrò nell’Amministrazione Provinciale, iniziando una costante ascesa nel servizio pubblico. Proseguì gli studi in amministrazione pubblica, gestione delle risorse umane, gestione finanziaria e finanza pubblica, e una specializzazione ad Harvard.

Nel 1980 era già Sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura, dove avviò la computerizzazione del bilancio. Successivamente fu Vicesegretario al Ministero del Turismo e direttore in diverse società statali.

Nel 1984 fondò la Equity Building Society a Kangema con un capitale iniziale di 5.000 scellini keniani e cinque dipendenti. Da quella iniziativa nacque quella che definisce «un capitalismo dal volto umano».

Equity crebbe fino a diventare una delle maggiori banche dell’Africa orientale per numero di clienti, quotata alla Borsa di Nairobi nel 2006. Tuttavia, nella sua riflessione, il dott. Munga ha attribuito quel successo non al genio manageriale, ma alla formazione missionaria ricevuta.

«Fu quella borsa di studio ricevuta da padre Aldo Cremasco che più tardi mi ispirò a creare il programma Wings to Fly presso Equity Bank, affinché migliaia di altri bambini, come quel piccolo ragazzo di Tuthu, potessero avere l’opportunità di sognare oltre le circostanze, a volte avverse», scrive.

La logica è chiara: ciò che fu fatto per lui, egli lo ha moltiplicato per una nazione.

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 Il Nunzio Apostolico in Kenya, mons. Bert van Megen con i vescovi e missionari della Consolat. Foto: Paschal Norbert

Industriale, educatore, filantropo

Oltre al settore bancario, il dott. Munga ha investito nell’agroindustria attraverso Equatorial Nut Processors e nella lavorazione del cotone tramite Meru Ginneries, creando occupazione e rafforzando le filiere agricole. Si è inoltre impegnato nelle infrastrutture energetiche con Greystone Industries, producendo pali in cemento per modernizzare l’elettrificazione rurale.

Il suo impegno in campo educativo si estende attraverso il Pioneer Group of Schools e la Pioneer International University. Nel 2011 ha fondato la Peter Munga Foundation per combattere fame e povertà mediante agricoltura sostenibile e imprenditorialità.

L’Università di Nairobi ha riconosciuto nel 2016 questo impatto trasformativo conferendogli il titolo di Dottore in Lettere (Honoris Causa), citando il suo contributo duraturo alla filantropia e allo sviluppo nazionale.

Un figlio della Consolata

Ma il 28 febbraio, i titoli non contavano, ma solo l’eredità spirituale. Il dott. Munga ha parlato del carisma della Consolata come di una «foresta di fede» piantata in Kenya dopo la provvidenziale deviazione dei missionari dall’Etiopia.

"Il seme piantato a Tuthu, in Kenya, è cresciuto fino a diventare una foresta da cui la fede fiorisce e prospera", ha riflettuto.

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Celebrazione del centenario della nascita al cielo di San Giuseppe Allamano nel Santuario della Consolata a Nairobi

Ha ricordato di essere stato in Piazza San Pietro nell’ottobre 2024 durante la canonizzazione di San Giuseppe Allamano, un’esperienza che lo ha toccato profondamente.

Ha elencato leader formatisi nell'orbita della Consolata, vescovi, funzionari pubblici, giuristi, statisti, sottolineando che l'investimento missionario nell'istruzione e nel carattere ha avuto conseguenze generazionali per la Chiesa e il Paese.

Afferma che da questa formazione missionaria sono emersi uomini e donne che avrebbero poi plasmato l'architettura morale e civica della nazione: il Presidente Mwai Kibaki; la Professoressa Wangari Maathai; l'Ambasciatore Francis Muthaura; John Michuki; l'Ambasciatrice Emma Murai; il Consigliere Senior Fred Ngatia, che ha poi redatto la Costituzione della Fondazione Sant'Allamano; Jane Michuki; il Giudice Gachoka, insieme a molti altri di diverse generazioni la cui leadership porta l'impronta dello spirito della Consolata.

Per preservare ed espandere questa eredità è stata inaugurata la Fondazione San Giuseppe Allamano, con la missione di approfondire l’evangelizzazione e lo sviluppo umano integrale.

«Se cinque scellini hanno potuto cambiare una vita, immaginate cosa può fare oggi una fede condivisa e una gestione responsabile», ha dichiarato.

La logica della gratitudine

L’arco della vita del dott. Peter Kahara Munga è spesso narrato in termini economici: capitalizzazione di mercato, reti di filiali, capacità industriale. Ma al Santuario della Consolata è emersa un’altra realtà: la fedeltà.

Fedeltà alla fede radicata in lui; Fedeltà alla disciplina instillata dai missionari; Fedeltà al principio che le opportunità di vita vanno offerte a tutti, non negate.

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Celebrazione del centenario della nascita al cielo di San Giuseppe Allamano, Santuario della Consolata a Nairobi. Foto: Francisco Martínez

Con umiltà visibile ha concluso:

«Personalmente, rimango per sempre grato: grato a padre Aldo Cremasco, grato a padre Vittorio Ugo Deleidi, grato ai missionari della Consolata e grato a Dio per la vita e la visione di San Giuseppe Allamano.

Possa questa foresta di fede continuare a crescere e nuovi semi piantati. Possano le future generazioni guardare indietro e dire che siamo stati amministratori fedeli.»

Il ragazzo di Nyagatugu che un tempo dipendeva da cinque scellini oggi guida istituzioni del valore di miliardi. Eppure, nel suo stesso racconto, la ricchezza che ha determinato la sua vita non è mai stata quella finanziaria, ma la fede.

Quella fede, che piantata dai missionari a Tuthu, continua a produrre frutti oltre ogni immaginazione.

* Paschal Norbert, giornalista e direttore di CISA News, Kenya

Last modified on Saturday, 21 March 2026 11:38

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