In occasione dell'apertura dell'Anno della Vita comunitaria da parte dei Missionari della Consolata, l'intero Istituto entra in un tempo speciale di riflessione, rinnovamento e grazia. Questa iniziativa, proposta dal Governo Generale, invita ogni missionario e ogni comunità a riscoprire la bellezza e l'esigente chiamata a vivere insieme come fratelli per la missione. L'anno è stato ufficialmente avviato il 2 marzo 2026 nelle diverse comunità e si concluderà formalmente il 2 marzo 2027.
Lo scopo principale di quest'anno è riflettere profondamente sulla vita comunitaria: ricordare il passato con gratitudine, vivere il presente con gioia nelle nostre comunità e guardare al futuro con speranza. Noi missionari, che proveniamo da diverse tribù, nazioni, lingue, razze e background culturali, siamo chiamati a vivere insieme in comunità. Per questo motivo, è opportuno soffermarci a riflettere su come viviamo questa vocazione. Questa riflessione intende aiutarci a rafforzare la fraternità e l'unità tra di noi, a rinnovare la nostra vita missionaria e a crescere verso una maggiore perfezione, poiché Cristo ci chiama a essere perfetti nell'unità (cfr. Gv 17,23).

Celebrazione a Iringa dà il via all'Anno di Vita Comunitaria. Foto: Yohane Kalisti
Le Costituzioni dei Missionari della Consolata affermano che: «Un'autentica vita comunitaria presuppone che viviamo e cresciamo nell'amicizia, nella sincerità, nella comprensione reciproca e nella stima. Nelle nostre comunità ogni missionario sia considerato con la massima stima. Sia accolto con fiducia e amore. Dobbiamo apprezzare e valorizzare i doni elargiti a ciascun membro dallo Spirito e attingere alla ricchezza della cultura di ciascuno» (n. 30).
La Direzione Generale sottolinea che le Costituzioni, che ci accompagneranno per tutto quest'anno, sono il tesoro che il Fondatore ci ha affidato come regola di vita e cammino di santità. In esse riconosciamo la saggezza che ha formato generazioni di missionari e continua a guidare il nostro servizio alla Chiesa e ai popoli. Il processo di revisione richiesto dal Capitolo Generale ci chiama a un discernimento serio, umile e condiviso, affinché ciò che abbiamo ricevuto possa essere custodito e rinnovato con fedeltà creativa.
Ma la vita comunitaria è una vocazione solo per i Missionari della Consolata? Assolutamente no. È un messaggio per il mondo intero. Fin dall'inizio della creazione, l'umanità ha vissuto questa proposta attraverso famiglie, clan, tribù e nazioni. Eppure, come spesso accade, vivere in una vera comunità non è mai stato privo di sfide.

Zona di Dar es Salaam. La luce delle candele è accesa, inizia l'Anno di Vita Comunitaria. Foto: Paulino Madeje
Oggi, il nostro mondo ha urgente bisogno di un'autentica vita comunitaria, fondata sul rispetto, sulla stima reciproca, sull'accoglienza amorevole e sul sostegno reciproco, soprattutto lungo il cammino di fede. Molti dei conflitti e dei problemi a cui assistiamo a ogni livello, dai piccoli disaccordi domestici alle controversie internazionali, derivano dall'incapacità di riflettere e riconoscere la vita come un dono di Dio. Poiché la vita è dono di Dio, deve essere vissuta secondo il Suo piano: in fraternità e unità.
Riflettendo su questa proposta, padre Rodrick Minja, Superiore Regionale della Tanzania-Madagascar, ha incoraggiato tutti i membri ad abbracciare quest'anno con tutto il cuore. Il suo messaggio è stato chiaro e diretto: "Viviamolo con ardente zelo". "La vita comunitaria, ha ricordato a tutti, non cresce automaticamente. Dipende dalla nostra volontà. Se non siamo disposti a praticare un'autentica vita comunitaria, tutti i nostri sforzi, le nostre strutture e i nostri progetti perdono il loro significato. Senza impegno personale, anche le migliori iniziative diventano sterili".
Quest'anno, quindi, non è solo una celebrazione segnata sul calendario. È un invito alla conversione del cuore. Sfida ogni missionario ad assumersi la responsabilità di promuovere l'unità, la comprensione reciproca, il perdono e una vera fraternità all'interno delle proprie comunità. È un'opportunità per rinnovare lo spirito missionario rafforzando i legami che ci tengono uniti come un'unica famiglia.

Ha sottolineato che, mentre l'Istituto intraprende questo cammino di grazia, le preghiere salgono a Dio attraverso San Giuseppe Allamano, il Fondatore, la cui visione di unità e carità continua a ispirare i suoi figli e figlie. Possa egli intercedere per l'Istituto, affinché quest'anno porti frutti abbondanti. E possa la Madonna, Consolata, accompagnarci e guidarci a vivere questo anno speciale non solo per il bene dell'Istituto, ma anche come testimonianza profetica per il mondo intero, un mondo che anela la vera comunione, pace e fratellanza.
* Padre Paulino Madeje, IMC, Tanzania. Coordinatore della comunicazione per il Continente Africano.










