Il 28 febbraio 2026, il Santuario della Consolata a Westlands, Nairobi, si è trasformato in uno spazio sacro e in un ricordo vivo, mentre i Missionari della Consolata della Regione Kenya-Uganda si sono riuniti con i fedeli per commemorare il primo centenario della nascita al cielo di San Giuseppe Allamano.
A cento anni dalla scomparsa del Santo Fondatore dei Missionari (sacerdoti e fratelli) e delle Missionarie della Consolata, la sua eredità spirituale ha unito generazioni plasmate dal suo carisma missionario. La celebrazione, che si è tenuta pochi giorni dopo l'Assemblea Regionale di Sagana, è stata sia un ricordo solenne che un fiducioso rinnovamento di intenti.

La celebrazione eucaristica è stata presieduta dal Nunzio Apostolico in Kenya, Arcivescovo Bert van Megen, assistito dai vescovi missionari della Consolata e dal Consiglio Regionale guidato dal Superiore Regionale, Padre Zachary Kariuki, IMC. È stato un momento che ha unito dignità liturgica e calore missionario, un'assemblea di pastori, religiosi e laici uniti nella gratitudine a Dio per San Giuseppe Allamano.

Erano presenti anche i vescovi missionari della Consolata, attivi e in pensione, presenti in Kenya: Rev.do Jackson Murugara, IMC, Vescovo di Meru; Rev.do Peter Makau Munguti, IMC, Vescovo di Isiolo; Rev.do Hieronymus Joya, IMC, Vescovo di Maralal; Rev.do Peter Kariuki Kihara, IMC, Vescovo di Marsabit; e Rev.do Anthony Ireri Mukobo, IMC, Vescovo emerito di Isiolo. L'unica assenza tra i presenti è stata quella del Vescovo Virgilio Pante, IMC, Vescovo emerito di Maralal, per motivi di salute. La loro presenza simboleggiava il frutto duraturo del seme missionario dell'Allamano nei vasti e difficili territori del Kenya. "La Consolata non è un'idea, è una missione viva"

Il Nunzio Apostolico in Kenya, mons. Bert van Megen con i cinque vescovi della Consolata e la Direzione Regionale
Nella sua omelia, l'Arcivescovo van Megen ha invitato i presenti ad andare oltre la mera commemorazione storica. Ha descritto San Giuseppe Allamano non semplicemente come fondatore di un istituto, ma come un uomo consumato dallo zelo missionario e dalla fedeltà alla Chiesa.
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"Siamo di fronte a una memoria che non si spegne, ma fiorisce", ha dichiarato il Nunzio, aggiungendo: "Ricordiamo un servo di Dio paziente e fedele. Un uomo che ha atteso quasi un secolo, 98 anni, affinché le sue virtù eroiche fossero riconosciute dalla Chiesa attraverso la sua canonizzazione, il 20 ottobre 2024. Eppure, molto prima del riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa, la sua santità era già viva nel cuore dei suoi figli e figlie spirituali".

Nunzio Apostolico in Kenya, Arcivescovo Bert van Megen. Foto: Paschal Norbert
Ha descritto l'Allamano come un sacerdote profondamente radicato nella preghiera e incrollabile nella fiducia nella Divina Provvidenza. La grandezza del santo, ha osservato, non risiedeva nei grandi gesti, ma nella perseveranza quotidiana, nel formare missionari, nell’incoraggiare la santità e nel coltivare uno spirito di evangelizzazione che gli sarebbe sopravvissuto.
"Non ci riuniamo qui semplicemente per celebrare un giorno o per voltare pagina nella storia. Ci riuniamo perché una vita come la sua non può essere confinata al passato. Ci riuniamo per onorare un uomo la cui forza silenziosa, la cui fiducia incrollabile e il cui ardente zelo missionario hanno rimodellato il corso della missione in Kenya e ben oltre i suoi confini", ha affermato.

Il diplomatico pontificio ha descritto la scomparsa dell'Allamano, avvenuta un secolo fa, non come una fine, ma come un inizio, un seme affidato al terreno fertile della Chiesa. Quel seme, ha osservato, è cresciuto fino a diventare un albero possente e rigoglioso.
"Il seme da lui piantato nella fede è cresciuto e noi ne siamo testimoni", ha affermato, dichiarando: "È un albero vivo e rigoglioso, i cui rami si estendono attraverso continenti e generazioni, e i cui frutti continuano a nutrire innumerevoli vite".
Nel suo messaggio, il Nunzio ha sottolineato che la storia iniziata dall'Allamano continua a svolgersi nella regione Kenya-Uganda e oltre. La vitalità duratura del carisma della Consolata, ha osservato, è visibile nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle scuole e nelle missioni dove lo spirito missionario rimane vivo.

"Oggi, quindi, non celebriamo solo la sua memoria, ma anche la luce duratura della sua testimonianza", ha affermato l'Arcivescovo van Megen, "Una luce che non si è affievolita nel tempo. Al contrario, brilla intensamente, ispirandoci a una maggiore generosità e sfidandoci a una fedeltà più profonda alla nostra vocazione missionaria".
Una Fondazione nata dalla gratitudine e dalla responsabilità
La celebrazione del centenario non è stata solo riflessiva, ma anche lungimirante. Un momento significativo della giornata è stato il lancio ufficiale della Fondazione San Giuseppe Allamano, un'iniziativa laica ispirata dallo spirito missionario che ha plasmato innumerevoli vite attraverso le parrocchie, le scuole e gli apostolati della Consolata.

In un momento simbolico, l'atto fiduciario della Fondazione è stato presentato per la benedizione dal Nunzio. A guidare il team di professionisti è stato il Senior Counsel Fred Ngatia, Presidente della Fondazione, che ha articolato con chiarezza e convinzione gli obiettivi della nuova iniziativa.
Il Senior Counsel Ngatia ha descritto la Fondazione come una risposta strutturata di gratitudine da parte dei laici formati nella tradizione missionaria della Consolata. Ha sottolineato che la Fondazione non intende sostituire o oscurare il mandato missionario dei Padri e delle Suore della Consolata, ma piuttosto completarlo e rafforzarlo. "La Fondazione", ha spiegato, "cerca di mobilitare competenze e risorse laiche a sostegno dell'opera missionaria che ha plasmato le nostre vite. Non siamo qui come benefattori, ma come beneficiari che ora si assumono la responsabilità".

Ha delineato gli obiettivi principali della Fondazione: fornire sostegno finanziario e professionale ai progetti missionari; rafforzare le iniziative educative, sanitarie e pastorali radicate nel carisma della Consolata; e garantire che la visione missionaria di San Giuseppe Allamano continui a fiorire nelle generazioni future.
La Fondazione, ha osservato, opererà all'interno di solide strutture di governance, guidate da trasparenza, responsabilità e fedeltà alla dottrina sociale cattolica. Mira a creare una piattaforma in cui i professionisti, formati dalla spiritualità della Consolata, possano offrire le loro competenze in diritto, finanza, governance, ingegneria, economia e pubblica amministrazione per il progresso della missione.

"Non stiamo creando una missione parallela", ha sottolineato il Senior Counsel Ngatia. "Stiamo rafforzando l'unica missione, affinché la fiamma missionaria accesa dall'Allamano arda più luminosa nel nostro tempo".
La Fondazione è guidata da un illustre team di amministratori fiduciari con esperienze professionali che spaziano in diritto, finanza, governance, ingegneria, economia e pubblica amministrazione. Tuttavia, come è stato ripetutamente sottolineato, la loro presenza non nasce da ambizioni professionali, ma da un comune debito spirituale.
Suor Felicidade de Lourdes Luis, MC, Superiora della Regione MC Africa
Si tratta di uomini e donne la cui vita si è formata nelle parrocchie, nelle scuole e nelle comunità della Consolata. Con la loro leadership strutturata, incarnano un'espressione matura di corresponsabilità laicale nella missione della Chiesa.
Il lancio della Fondazione ha segnato un nuovo capitolo, in cui i laici assumono consapevolmente e collettivamente un ruolo complementare nel sostenere l'impegno missionario.

Un gruppo di Missionarie della Consolata. Foto: Paschal Norbert
A cento anni dalla sua scomparsa, l'eredità di San Giuseppe Allamano rimane presente nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle scuole e nelle missioni del Kenya. Dai paesaggi aspri di Marsabit e Maralal al cuore pastorale di Meru e Isiolo, fino alle fertili terre dell'Uganda, il suo carisma continua a dare frutto.
Come ha detto il Nunzio Apostolico, "Il modo migliore per onorare San Giuseppe Allamano non è solo ricordarlo, ma vivere ciò che lui ha vissuto".
* Paschal Norbert, giornalista redattore di CISA News, Kenya.










