Le comunità dei missionari della Consolata presenti a Roma hanno vissuto questo sabato 14 febbraio, presso la Casa Generalizia, una “Giornata di Studio” con l’obiettivo di fare conoscere la santità di San Giuseppe Allamano, che con il suo messaggio profetico, stimola ad andare “oltre” i pregiudizi, le ingiustizie, le guerre, e a rinnovare il nostro impegno nella missione oggi.
Questo convegno fa parte del cammino intenso di preparazione alla celebrazione del centenario della nascita al cielo del santo Fondatore dei Missionari e delle Missionarie della Consolata (1926-2026).
Moderato da padre Ernesto Viscardi, l’evento, trasmesso anche in streaming, ha avuto come relatori principali, il giornalista Alberto Chiara, autore del libro “Oltre. Vita e missione di San Giuseppe Allamano” (Edizioni Effatà) e il vescovo di Ilhéus nello stato di Bahia in Brasile, Mons. Giovanni Crippa, IMC.

Il giornalista Alberto Chiara, autore del libro “Oltre" e padre Ernesto Viscardi
“Un santo oltre”
Parlando con passione ed entusiasmo della sua esperienza nella stesura della nuova biografia del santo torinese, Alberto Chiara ha sottolineato che “Giuseppe Allamano, un santo ‘oltre’, ha saputo superare nella fede le leggi del tempo e dello spazio. La sua fede, in ogni caso, ha generato storia. Ha abbracciato il mondo senza uscire mai dall'Italia. Un ‘glocal’ ante litteram perché capace di intrecciare la dimensione locale (il suo Piemonte) con un'attenzione globale nutrita di preghiera, di studio, di carità, di rispetto. Ha saputo testimoniare Dio in un'epoca tanto interessante quanto increspata, segnata dall’unità d'Italia, dal positivismo ateo, dalla questione operaia, la prima guerra mondiale, i totalitarismi di ogni colore partendo dall'avvento del fascismo. E ha saputo rendere credibile il messaggio di Salvezza in una Chiesa attraversata da speranze e sussulti (Concilio Vaticano I, dottrina sociale, rigore diffuso, ma anche misericordia vissuta a fondo senza se e senza ma). S'è reso volontariamente compagno di strada dei protagonisti dei profondi cambiamenti socioeconomici dell'epoca, dai tranvieri alle sartine, dagli operai ai giornalisti”, ha affermato.
“Non è tutto - prosegue Chiara - Giuseppe Allamano ha anticipato di decenni quello che il Concilio Vaticano II avrebbe affermato in particolare nel decreto ‘Ad Gentes’ (7 dicembre 1965), in cui ha sancito che la Chiesa è per sua natura missionaria. Non un'attività opzionale, ma l'essenza stessa delle comunità dei credenti, chiamate a unire insieme Vangelo, vita e culture. Credo rimanga sempre valida una delle massime di san Giuseppe Allamano: ‘Prima santi, poi missionari’. Non lo si capisce se non si parte dalla penombra del Santuario della Consolata, dal tempo che questo sacerdote trascorreva nel silenzio orante, nella preghiera personale e comunitaria, nel confessionale, impegnato nella direzione spirituale e nell'ascolto delle persone che passavano nel Santuario (nobili, aristocratici, medio-piccoli borghesi, proletari d'ogni genere, poveri ed emarginati)”.
Leggi qui la sintesi dell'intervento di Alberto Chiara nella Giornata di Studio
“Una missione più ampia”
Direttamente dal Brasile attraverso collegamento online, il vescovo mons. Giovanni Crippa, IMC, ha presentato la vita e l'opera missionaria di San Giuseppe Allamano all'interno del contesto storico del movimento missionario piemontese del XIX e inizio XX secolo. Nel suo intervento, mons. Crippa ha fatto una rilettura di alcuni momenti della vita dell’Allamano dove emerge in modo chiaro la “santità” secondo lui, “un santo che seppe leggere la storia”.

L’Allamano comprese che “Le Chiese particolari non sono una parte della Chiesa, ma piuttosto l'intera Chiesa di Dio presente in un dato luogo, a partire da ciò che dovrebbe riflettere l'intero mistero di Cristo, vivendo le proprietà essenziali della sua Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Come osserva Congar, nella fede, nell'Eucaristia, nella carità, i doni spirituali hanno un'intenzione universale. In virtù del dinamismo dello Spirito, che li ispira e li articola, essi mirano a costruire una sola Chiesa popolo di Dio, Corpo di Cristo, tempio dello Spirito. Pertanto, le Chiese particolari, "non sono solamente la presenza del tutto in ciascuna parte, ma implicano l’ordine delle parti al tutto". È qui che si situa la teologia della Comunione. Lo spirito di Comunione consiste nel comportarsi solidali in relazione al "tutto" che è la Chiesa universale”.
Pertanto, la comunione con le altre Chiese (nel senso di reciprocità e sollecitudine di ciascuna con le altre) è costitutiva della natura di ogni Chiesa particolare. Allo stesso modo, la missione nei confronti del mondo intero, che è lo scopo dell'esistenza della Chiesa, è costitutiva di ogni Chiesa particolare: essa è chiamata a manifestare l’ansia missionaria di Cristo, che è senza confini.

“Tutto questo è “costitutivo” della Chiesa. L’universalità della Comunione e della Missione non è, quindi, legata a una condizione di benessere, per cui una diocesi può guardare lontano solo se è ricca di risorse, e inviare sacerdoti solo se ne ha un numero esorbitante. Se l’universalità fa parte dell’essenza di ogni Chiesa particolare, anche se povera deve guardare lontano e non solo all’interno delle proprie mura” (…) “Allo stesso modo deve essere interpretata l’identità missionaria del presbitero che si inserisce in questa “missione più ampia”.
Secondo Mons. Crippa, questo “più” ha caratterizzato la vita di San Giuseppe Allamano: “più santi, più missionari; fare bene il bene, con perfezione, nella miglior forma possibile, ogni giorno meglio... Più zelo, più santità, più amore a Dio, più virtù, più scienza... devono qualificare la vita del missionario. Questo ‘più’ è la risposta alla vocazione più sublime che è la vocazione missionaria”, ha sottolineato in vescovo.
Leggi qui il testo integrale dell'intervento di mons. Crippa nella Giornata di Studio
Tavola rotonda
Nella seconda parte della Giornata di Studio si è tenuta una tavola rotonda con la partecipazione di una missionaria e di due missionari della Consolata che hanno condiviso le loro esperienze su come l’ideale di un Santo Fondatore viene percepito e tradotto in stile di vita dai suoi discepoli oggi.

Gli invitati erano, Suor Celia Cistina Baez, MC, Argentina e missionaria in Djibouti, attualmente dottoranda alla Pontificia Università Urbaniana sul dialogo Cristianesimo - Islam; il padre Jonah Mulwa Makau, IMC, dal Kenya, animatore in Italia, missionario in Tanzania e attualmente direttore dell’Ufficio Postulazione e Storico a Roma; e il padre Ashenafi Yonas Abebe, IMC, dall’Etiopia, missionario e professore di antropologia in Polonia, studente di dottorato in storia della Chiesa all’Università Gregoriana e vice direttore dell’Ufficio Storico a Roma.
(Vedi la loro condivisione nel video al 2h53 min)
Alla fine dell'evento, padre Michelangelo Piovano, Vice-Superiore Generale ha annunciato i nomi dei tre studenti vincitori del Concorso letterario sul tema: “Il mio Fondatore è santo e mi parla. Cosa mi dice”. Parteciparono al concorso i diaconi e gli studenti delle comunità formative di Nomentana, Bravetta (Roma) e Maria Speranza Nostra (Torino). I vincitori sono stati: 1. Tinsae Hailu Abide - CAF Torino, 2. Clement Ondego – Nomentana, Roma; 3. John Mutuma Aaron - CAF Torino. Una pubblicazione interna raccoglierà i vari contributi.

Padre Michelangelo Piovano, Vice-Superiore Generale
Il Superiore della Casa Generalizia, padre Osvaldo Coppola, ha rivolto parole di ringraziamento ai partecipanti alla Giornata, tra cui rappresentanti delle comunità religiose delle Missionarie della Consolata (via Foscari e Nepi), le Suore Battistine, le Sorelle dei Poveri di S. Caterina da Siena, le Missionarie di S. Pietro Claver, la comunità di Casa Generalizia e le comunità formative di Bravetta e Nomentana.
Una breve preghiera a San Giuseppe Allamano con il canto “Pai e Guia” in lingua portoghese ha concluso l'evento, seguito dal pranzo insieme.
* Padre Jaime C. Patias, IMC, Ufficio per la Comunicazione.










