Giubileo nel mondo. Padre Michael Wamunyu: «essere segno di consolazione»

Padre Michael Wamunyu nella casa generalizia a Roma Padre Michael Wamunyu nella casa generalizia a Roma Foto: Jaime C. Patias

Figlio di Simon Ndirangu Kahiu e Mary Wangeci, padre Michael Wamunyu è nato il 27 luglio 1968 a Nyeri, in Kenya. È il quarto di otto fratelli. In questo video registrato a Roma, racconta di aver conosciuto i missionari della Consolata a Mathari, e che lo invitarono a diventare “uno di loro nel lavoro che stavano svolgendo lì e in tutto il Paese”.

Dopo il discernimento vocazionale, Micheal entrò nel seminario filosofico della Consolata a Nairobi nel 1990. Fece il noviziato a Sagana tra il 1993 e il 1994, dove emise la prima professione religiosa. Successivamente, fu inviato a studiare teologia a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, tra i primi del nuovo seminario. Purtroppo, a causa della guerra nel Paese, non gli fu possibile continuare gli studi in Kinshasa, e fu trasferito a Nairobi, dove poté completare il corso di teologia all'Università di Tangaza.

Dopo un'esperienza pastorale, Micheal fu ordinato sacerdote il 23 settembre 2000, quando partì in missione per la Costa d'Avorio, dove lavorò per 7 anni. In seguito si recò in Burkina Faso, per un corso di preparazione come formatore. Nel 2007 andò a lavorare nel noviziato di Sagana. Dopo quattro anni, assunse la carica di vicerettore nel seminario teologico “Allamano House” a Nairobi.

Padre Micheal ha avuto anche l'opportunità di studiare e lavorare per 12 anni in Italia. Attualmente il missionario si trova nella periferia di Nairobi, nella parrocchia dei Santi Innocenti di Tassia e lavora con i sacerdoti Fidei Donum della diocesi di Torino.

“La mia prima missione è stata in Costa d'Avorio, dove abbiamo avviato la comunità di Dianra con i padri Flávio Pante e Ramón Lázaro. Era un villaggio dove non c'erano cristiani. Ciò che mi ha colpito di più è stata la vita comunitaria, la vita di preghiera, la fraternità e la comunione. Durante quel periodo è stato importante per me vedere l'impegno dei cristiani nonostante che fossero pochi. Battezzare persone che venivano alla fede, è stata una gioia”.

Essere segno di consolazione nel mondo

Padre Michael rivela che prima della sua ordinazione ha scritto un messaggio in cui diceva: ‘Signore, permettimi di essere consolazione per il mondo.’ “Ed è proprio questo che ho cercato di essere nelle diverse situazioni della missione, dove ho incontrato persone con esigenze e necessità diverse, per le quali ho cercato di essere segno di consolazione, dando loro speranza”, spiega. “Ho anche ascoltato, consigliato e accompagnato, soprattutto giovani, ma anche famiglie cristiane. Alle famiglie disgregate cerco di dare un messaggio di speranza affinché mi sentano come un fratello che cammina insieme a loro”, racconta il missionario.

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Il Superiore Generale, padre James Lengarin e padre Michael Wamunyu nel corso G25, maggio 2025

In occasione del Giubileo della Speranza e del suo Giubileo sacerdotale, padre Michael ha lasciato un messaggio. “In questi 25 anni (di ministero presbiterale) ho cercato sempre di essere un uomo di consolazione, di dialogo e di ascolto, ricordando e pregando per le persone che chiedono preghiere. Dico loro che ogni giorno, nella celebrazione Eucaristica, preghiamo sia per i defunti che per le persone che in qualche modo sono unite a noi. Credo così di diventare un segno di consolazione. Per questo ringrazio Dio per tutto ciò che ho cercato di fare e di essere in questi 25 anni. Ringrazio e voglio continuare ad essere segno di speranza, e di consolazione nell’accompagnare le persone”, conclude padre Michael.

* Padre Jaime C. Patias, IMC, segreteria per la Comunicazione.

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Ultima modifica il Giovedì, 12 Febbraio 2026 14:27

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