Natale del Signore/ A - “E il Verbo si fece carne”

Il dipinto di Gerardvan Honthorst (Gherardo delle Notti), “Adorazione del Bambino“, (1619- 1620), Firenze, Galleria degli Uffizi Il dipinto di Gerardvan Honthorst (Gherardo delle Notti), “Adorazione del Bambino“, (1619- 1620), Firenze, Galleria degli Uffizi

Messa del giorno

Dio non resta lontano né muto: ci viene incontro, ci parla con parole umane, ci tocca con gesti d’affetto e ci dona la vita vera.

Is 52,7-10; Sal 97; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18

La liturgia di questo Santo Natale è un meraviglioso canto d’amore, un inno alla tenerezza di Dio che prende l’iniziativa e ci sorprende. Per amore, si è fatto uomo, ha assunto la nostra fragile umanità e ha piantato la sua tenda in mezzo a noi. In Gesù, il Bambino nato a Betlemme, Dio non resta lontano né muto: ci viene incontro, ci parla con parole umane, ci tocca con gesti d’affetto e ci dona la vita vera. In Lui, ognuno di noi è sollevato, accolto e reso figlio amato. Un Dio così non può che commuovere il cuore e trasformare la vita.

Per ridare speranza a un popolo ferito e in esilio, il profeta Isaia (Is 52,7-10) ci dipinge un’immagine potente e ricca di significato: sulle rovine di Gerusalemme arriva un messaggero che porta una notizia gioiosa. È un annuncio che rompe il silenzio del dolore e della desolazione: “shalom”, cioè pace, pienezza, armonia, felicità. Il messaggero proclama la salvezza e annuncia che Dio regna. Ma non è un regno come quello dei re del passato, spesso segnato da egoismo, ingiustizia e fallimento. È la signoria di un Dio che salva, che ristora, che inaugura un tempo nuovo, dove regnano la pace, la giustizia e la gioia senza fine. È questo il Vangelo che oggi celebriamo: un Dio che viene, che regna con amore e che rialza ciò che sembrava perduto.

In uno sviluppo poetico e commovente, il profeta Isaia immagina le sentinelle di Gerusalemme, risvegliate dalla notizia del messaggero, scrutare con trepidazione l’orizzonte: all’improvviso, il loro grido rompe il silenzio: non è un allarme, ma un’esplosione di gioia. Vedono il Signore stesso che arriva, che si avvicina alle porte della città. È Dio che torna ad abitare con il suo popolo! Con il suo arrivo, Gerusalemme non sarà più un cumulo di macerie, ma tornerà a essere città di bellezza, festa e speranza. Persino le pietre, simbolo del dolore e della rovina, sono invitate a cantare di gioia. È un canto di liberazione, un annuncio di salvezza che si allarga fino ai confini della terra. Tutto il mondo è spettatore di questa meraviglia: Dio è all’opera e il suo amore salva davvero.

In questo giorno di Natale, è importante riconoscere che la vera gioia nasce dalla presenza viva di Gesù nella nostra vita, e non da valori effimeri o da un consumismo superficiale che svuota il senso della festa. Siamo chiamati a essere sentinelle vigili, capaci di leggere i segni della presenza del Signore nella storia e di annunciare con coraggio il suo regno. Non possiamo permetterci di essere sentinelle distratte o passive, che non vegliano né parlano, lasciando così che il Dio che viene sia accolto con freddezza e indifferenza dal cuore degli uomini.

Il giorno di Natale è il momento perfetto per rivisitare l’intera storia della salvezza, come ci propone la seconda lettura (Eb 1,1-6). In essa scopriamo che, fin dall’inizio dei tempi, Dio non è rimasto distante, ma ha scelto di farsi vicino all’umanità, di parlare con noi, di indicarci la via verso la vita piena. Questo desiderio di comunione può essere spiegato solo con l’infinito amore che Dio ha per ciascuno dei suoi figli e figlie.

È consolante sapere che non siamo soli in questo cammino, spesso incerto e tortuoso. Dio cammina con noi e, con la creatività dell’amore, trova sempre nuovi modi per incontrarci, sorprenderci e abbracciarci. Natale è il giorno per riconoscere e ringraziare profondamente per questa presenza fedele e amorevole.

Consapevoli di questo amore, accogliamo con disponibilità la proposta che Dio ci fa e scegliamo di camminare con lui ogni giorno.

Il Vangelo di Giovanni (Gv 1,1-18) riprende e approfondisce il tema della seconda lettura, presentando Gesù come la “Parola” vivente di Dio, fatta carne per abitare in mezzo a noi. Questa Parola, eterna e creatrice, entra nella storia non solo per comunicare un messaggio, ma per trasformare radicalmente l’umanità. La missione del Figlio è quella di portare a compimento la creazione, sanando ciò che è ferito, illuminando ciò che è nelle tenebre e aprendo all’uomo la possibilità di diventare pienamente figlio di Dio.

In Cristo, la vita trova il suo senso più profondo, e ogni persona è invitata a nascere di nuovo, a diventare “Uomo Nuovo”: una creatura rinnovata dall’amore, capace di vivere nella luce, nella verità e nella comunione con il Padre. Natale è, dunque, l’annuncio gioioso che Dio non solo ci parla, ma ci trasforma dall’interno, facendo di ciascuno di noi un segno vivo della sua presenza nel mondo.

La trasformazione della “Parola” in carne, quel bambino nel presepe di Betlemme, è l’avventura straordinaria di un Dio che ama oltre ogni immaginazione. Per amore, ha scelto di rivestirsi della nostra fragilità per donarci la pienezza della Vita. Dio si è fatto vicino, ha assunto la nostra debolezza per camminare accanto a ciascuno di noi. In questo Natale, siamo chiamati a contemplare con cuore adorante questo gesto unico, espressione di un amore senza confini. Da questa contemplazione nasce la lode, il ringraziamento e una profonda gratitudine.

Questo è il vero senso del Natale: aprirsi alla meraviglia e alla riconoscenza davanti a un Dio che non è rimasto distante, ma si è fatto uno di noi. Accogliere la “Parola” significa lasciarsi trasformare da Gesù, ricevere la vita vera che ci rende pienamente “figli di Dio”.

Il presepe non è solo una scena tenera o decorativa, ma un invito personale a lasciarci incontrare da quella Parola fatta carne, per crescere in una nuova umanità, in una fede matura e in un amore autentico. Natale è il giorno in cui la Parola vuole abitare in noi.

Ancora oggi, la “Parola” si oppone ai sistemi che generano morte, ingiustizia e disumanità. Essa vuole estirpare ogni forma di male che sottrae vita, dignità e felicità. Chi si lascia guidare dalla “Parola” viva di Gesù assume un atteggiamento fermo contro menzogna, opportunismo, violenza, sfruttamento e ogni limitazione della dignità umana. Non ci si può mai piegare a ciò che nega la vita.

Gesù è la “Parola” suprema che dà senso alla vita e illumina il cammino. Radicati in lui, perdiamo potere le false “parole” che seducono e allontanano: egoismo, indifferenza, comodità e peccato. Queste promettono una felicità illusoria e vuota.

Riconoscere queste tentazioni e restare saldi nella “Parola” eterna del Vangelo è la strada del vero discepolo. In Gesù, Parola fatta carne, troviamo la via, la verità e la vita.

In questo giorno di Natale, il mistero dell’Amore divino si fa carne e viene a dimorare in mezzo a noi. Che questa luce straordinaria illumini il cammino di ogni cuore, portando pace, speranza e gioia profonda. Accogliamo Gesù non solo come un dono da contemplare, ma come il compagno di ogni nostro passo, colui che trasforma la nostra vita donandole pienezza e significato. Lasciamoci abbracciare dalla tenerezza di questo Bambino, testimone di un amore infinito che rinnova il mondo. Buon Natale, che la grazia e la pace del Signore siano sempre con noi.

* Padre Geoffrey Boriga, IMC, licenziato in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma.

Ultima modifica il Venerdì, 02 Gennaio 2026 13:25

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