Qualche giorno fa abbiamo letto il passo del Vangelo in cui Gesù diceva: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore entrerà nel regno dei cieli … “(Mt 7, 21).
Ho subito pensato che Gesù ci stesse mettendo in guardia da coloro che proclamano continuamente verità di fede senza farle seguire da fatti, fanno dei bei discorsi e omelie sul Signore senza minimamente condividere la visione del Regno di Dio.
L’affermazione di Gesù mi ha particolarmente colpito per la sua attualità perché, concorderai con me, è un avvertimento a non indulgere troppo su ciò che appare esteriormente perché spesso non corrisponde alla realtà; è un invito a non soffermarsi eccessivamente sulle apparenze, sull'immagine esterna o sulle prime impressioni, perché spesso sono ingannevoli e superficiali.
Viviamo infatti in un’epoca fortemente caratterizzata dall’apparenza che è diventata un aspetto talmente rilevante al giorno d’oggi che non solo veicola ciò che gli altri pensano di noi, ma anche il modo in cui comunichiamo. Infatti le apparenze sono il fondamento di ciò che sappiamo degli altri e di ciò che gli altri sanno di noi.

Anche ai tempi di Gesù c’erano dei gruppi che ostentavano la loro immagine e ricercavano l’apparenza per farsi notare nelle pubbliche piazze. Contro di loro Gesù si è scagliato in dispute pubbliche, per denunciare la smania dell’apparire, l’ossessione dell’esteriorità trascurando completamente l’interiorità: “Allora il Signore gli disse: Voi farisei purificate l'esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è pieno di rapina e di iniquità” (Lc 11, 39).
Questa dicotomia tra l’apparenza e l’interiorità ha attirato l’attenzione di molti pensatori moderni. Come per esempio Hannah Arendt, storica e filosofa americana di origine tedesca, una delle figure più significative e influenti del pensiero politico del XX secolo, morta nel 1975, che sostiene che il mondo in cui viviamo è il mondo delle “apparenze”, cioè il luogo dove “sono ed esistono” le cose e gli esseri viventi.
Nel senso che le entità e gli organismi, siano esse alberi, fiumi, montagne, animali o esseri umani, sono tutti in grado di essere percepiti dai sensi. Possono apparire direttamente ai sensi e quindi immediatamente percepibili o, come gli organi interni del corpo e le radici degli alberi, devono essere scoperti prima di poter essere percepiti.
Secondo Arendt esistere significava ex-ista, cioè “spingersi fuori” e così farsi vedere dagli altri, quindi in questo mondo dominato dall’immagine, l'apparenza è realtà e quindi “Essere e Apparire” coincidono.
Da questo si evince che noi sappiamo che una cosa è venuta all'esistenza perché e quando ci appare e che cessa di esistere quando scompare.

Ma perché tutto questo discorso sull'apparenza e sulla realtà?
Perché queste considerazioni possono illuminare il cammino di Avvento appena iniziato e la modalità con cui ci prepariamo a celebrare la nascita di Gesù Cristo.
Abbiamo a disposizione quattro settimane per dedicare tutto noi stessi alla preparazione della celebrazione dell'incarnazione del Figlio di Dio. Una tale preparazione non può ridursi alle “apparenze”, alla superficialità delle strade illuminate, alle decorazioni di casa nostra, ai cenoni che prepareremo a l’attrazione verso luoghi sconosciuti.
Dobbiamo impegnarci affinché la preparazione dell’Avvento sia autentica e profonda, coinvolga la nostra vita in modo significativo e trasformativo, ricercando la sostanza, la verità interiore e la profondità dei significati. Altrimenti assomiglieremmo agli scribi e farisei che Gesù apostrofava come ipocriti, perché badavano solo a farsi vedere, all’esterno delle cose e tralasciavano la “purezza” delle intenzioni.
“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del bicchiere e del piatto mentre all'interno sono pieni di rapina e d'intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere, perché anche l'esterno diventi netto!” (Mt 23, 25-26)
La lettura di questo passo mi ha ricordato l’insistenza del nostro Santo Fondatore sull’importanza della purezza dell'intenzione. Una volta, parlando ai seminaristi della Casa Madre, disse: "La purezza dell'intenzione è un atto di carità per mezzo del quale si riferiscono a Dio, nostro ultimo fine, tutte le nostre azioni; (…) Voi studiate in Teologia che è il fine per cui si agisce che conta presso Dio; le opere esterne, in quanto tali, non aggiungono sostanzialmente all’atto interno della volontà. Quanto più perfetto è il fine, tanto più perfetta riesce l’opera” (Vita Spirituale p. 255).

Il mondo dell'apparenza non può tollerare la purezza delle intenzioni, perché è un mondo dove conta l’apparire e l’immagine e crea dicotomie tra pensiero, parola e azione. Una società dove le vere intenzioni difficilmente vengono a galla, ma si perdono dietro affermazioni e comportamenti incoerenti. Mentre avanziamo in questo periodo di avvento, chiediamo al Signore, tramite l'intercessione di San Giuseppe Allamano, che possiamo acquisire “la purezza delle intenzioni” in tutto ciò che facciamo. Possa il Signore darci occhi di fede, così che, come suoi strumenti di consolazione, possiamo individuare il modo migliore per toccare il cuore di chi ci sta intorno con un amore puro e genuino.
* Padre Jonah Makau, IMC, Postulazione e Ufficio Storia, Roma.










