Is 2,1-5; Sal 121; Rm 13,11-14; Mt 24,37-44
“Gesù verrà in noi con maggiori grazie a secondo del nostro desiderio” (San Giuseppe Allamano, Conf. IMC, I, 354).
Iniziamo oggi il cammino dell’Avvento. Nei prossimi giorni, passo dopo passo, ci prepareremo affinché Gesù possa venire incontro a noi e noi possiamo riconoscerlo e accoglierlo al suo arrivo. La Parola di Dio che ascolteremo in questo tempo ci aiuterà a tracciare il percorso.
La liturgia della parola di questa prima Domenica di Avvento ci dice: vigilate, siate attenti, non lasciatevi addormentare. Sarebbe drammatico se, per comodità, negligenza, indifferenza o distrazione, perdessimo l’occasione di accogliere Colui che viene a liberare il mondo e a dare nuovo slancio alla storia degli uomini.
Nella prima lettura (Is 2,1-5), il profeta Isaia condivide con noi il suo sogno di pace universale e di comunione fraterna tra tutti i popoli e le nazioni. Si tratta di un’utopia ingenua e irrealizzabile? No, è una promessa di Dio; e le promesse di Dio non cadono mai nel vuoto. Gesù, Colui la cui nascita celebreremo alla fine dell’Avvento, è stato inviato da Dio per realizzare proprio questa promessa.
Man mano che tutti si radunano attorno a Dio, ascoltano la sua Parola e imparano le sue vie, le divisioni, le ostilità e i conflitti che separano i popoli cominciano a svanire. Prima, tutti accettano l’arbitrato giusto e pacifico di Dio (v. 4a); poi comprendono che le armi non sono più necessarie: le macchine da guerra si trasformano in strumenti pacifici di lavoro e vengono usate per coltivare la terra (v. 4b.c.d). Dall’incontro con Dio e con la sua Parola nasce l’armonia, il progresso, la comprensione tra i popoli, la vita in abbondanza e la pace universale.
La verità è che, a più di duemila anni dalla venuta di Gesù, l’utopia sognata dal profeta Isaia sembra terribilmente lontana. La storia dell’umanità continua a essere macchiata dalla violenza, dall’odio e dal sangue versato. L’umanità continua a ricorrere alla guerra e al conflitto per risolvere le divergenze. L’ambizione dei potenti del mondo continua a spingere le nazioni le une contro le altre. Il dialogo tra i popoli e gli accordi di pace appaiono, tante volte, contaminati da un cinismo spietato. L’ingiustizia e lo sfruttamento continuano ad aumentare ogni giorno il numero di uomini e donne condannati a una vita priva di senso e di speranza. Milioni di persone vengono quotidianamente escluse dalla storia e abbandonate ai margini del cammino dell’umanità.
Gesù non ha fallito. Siamo noi che spesso rifiutiamo di accogliere le indicazioni che Egli ci ha dato. È la nostra indifferenza, la nostra chiusura, il nostro egoismo che impedisce o ritarda l’arrivo di quel mondo di giustizia e di pace annunciato da Isaia. Abbiamo una responsabilità personale nel rinvio di quel mondo nuovo fatto di pace, giustizia e fraternità. Sta a noi fare scelte concrete e coraggiose affinché il sogno di Isaia, che è anche il sogno di tutti gli uomini e donne di buona volontà, possa realizzarsi.
Nella seconda lettura (Rm 13,11-14) l'apostolo Paolo lascia ai cristiani di Roma diverse raccomandazioni per il cammino. In una di esse chiede di abbandonare le "opere delle tenebre" e di rivestirsi delle "armi della luce". I suggerimenti di Paolo restano validi anche venti secoli dopo. In pieno XXI secolo, molte nubi oscure si addensano sul mondo, minacciano le nostre vite e mettono in discussione il nostro futuro. Ricorriamo alla guerra per risolvere i conflitti e le divergenze tra gli uomini; continuiamo a produrre armi di distruzione di massa per "garantire la pace"; sfruttiamo la natura fino a limiti estremi, degradiamo l’ambiente e mettiamo a rischio la sostenibilità del pianeta; moltiplichiamo le strutture che generano menzogna, ingiustizia, sfruttamento, oppressione, sofferenza e morte; alimentiamo visioni egoistiche della vita e abbandoniamo ai margini della strada che l’umanità percorre i più fragili, i più bisognosi, i più poveri. Di fatto, continuiamo a costruire una storia in cui le "opere delle tenebre" hanno un peso rilevante. Siamo anche noi, in qualche modo, corresponsabili del potere che esse esercitano sul nostro mondo e sul destino di tanti uomini e donne. È nostro compito e nostra responsabilità impegnarci affinché le "opere delle tenebre" non spingano l’umanità verso un vicolo cieco.
Il Vangelo (Mt 24,37-44) ci presenta un brano del discorso che Gesù pronunciò davanti ai suoi discepoli sul Monte degli Ulivi, pochi giorni prima della Sua passione e morte. Il messaggio che Gesù lascia è chiaro: «State in guardia, siate sempre pronti, non lasciatevi distrarre dalle banalità, restate attenti alle sfide che Dio vi pone, non dimenticate la Buona Novella che vi ho annunciato, guardate con amore e misericordia i fratelli che camminano accanto a voi, impegnatevi in ogni istante nella costruzione di un mondo più giusto, più umano e più felice». Per i discepoli di Gesù, trascuratezza, pigrizia, indifferenza e conformismo non sono un’opzione.
«Vegliare» significa, prima di tutto, vivere attenti a Dio. Significa cercare in ogni momento di ascoltare il suo richiamo, gli appelli che ci rivolge, le sfide che ci lascia continuamente; è trovare tempo e spazio per dialogare con Dio; è cercare di comprendere la volontà di Dio su di noi e obbedire a ciò che Egli ci chiede; è non permettere che altri dèi prendano possesso del nostro cuore e della nostra vita.
«Vegliare» significa non perdere mai di vista Gesù, impegnarsi a vivere secondo il suo stile, seguirLo senza esitazioni sulla via dell’amore e del dono di sé; è insistere nel vedere la vita come la vede Gesù, guardare i nostri fratelli con i suoi occhi, comprendere il mondo con la sua comprensione; è non smettere mai di sognare con Gesù il «sogno» del Regno di Dio e impegnarsi costantemente per realizzarlo; è lasciarsi continuamente interpellare dal Vangelo e fondare la nostra vita quotidiana sui valori che esso indica.
Dio è, in ogni istante, il centro della nostra esistenza. Viviamo sempre attenti al cammino che Gesù ci indica.
Iniziamo oggi il nostro cammino d’Avvento. Non si tratta di un percorso geografico, ma di un cammino spirituale. Lungo questo cammino ci prepariamo ad accogliere il Signore che viene. In questa prima tappa dell’Avvento, la parola chiave che la liturgia ci propone è “vegliate”. Non possiamo continuare a essere distratti, a perdere tempo con cose prive di valore, a sprofondare nel fango di strade che non conducono a nulla, né lasciarci intrappolare da interessi meschini e futili.
* Padre Geoffrey Boriga, IMC, licenziato in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma.










