Il 18 novembre, presso la casa dei missionari della Consolata a Galatina, si sono radunate le comunità di Martina Franca e di Galatina, insieme alle Missionarie della Consolata di Ruffano, per una celebrazione in memoria dei missionari e delle missionarie defunti, dei loro familiari e dei benefattori.
“È chiaro che la vita che ci viene donata dopo la morte non è una semplice riproduzione di quella precedente: è una vita nuova e diversa, una vita con Dio”, ha sottolineato padre Francesco D’Acquarica nella sua omelia, commentando il passo del Vangelo di Giovanni 6,37-40 scelto per questa occasione. Questo dono, ha spiegato, richiede una condizione fondamentale: la comunione con Cristo. “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6,54). L’uomo non conquista da sé l’immortalità: è Dio che la dona, a patto di vivere unita a Cristo nella fede, nei sacramenti e in un’esistenza modellata sulla sua.
Padre Francesco, alternando battute a una riflessione profonda, ha poi ricordato che l’essere umano lavora, si affatica e si affanna, ma tutto questo sforzo sarebbe vano se dopo la morte non ci fosse più nulla. Richiamandosi alla Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi (1 Cor 15,12-20), in particolare al passaggio “se Cristo non fosse risorto…” ha invitato a riflettere su come la vita perda significato senza Dio e su quanto sia decisiva la comunione con Cristo che ha vinto la morte.
Ha infine sottolineato che la Parola di Dio ci aiuta a comprendere il senso cristiano della morte: un ulteriore modo per vivere la comunione con Cristo è proprio l’ascolto fedele della sua Parola.
Padre Francesco ha ricordato che senza Cristo la nostra vita resta un enigma, e le risposte che provengono da altrove sono, nel migliore dei casi, parziali e insufficienti. “I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti” (Gv 6,49): anche ciò che sembra nutrire e sostenere non basta, se non conduce alla vita eterna. Per questo Cristo rimane l’unica risposta piena, l’unica via che apre all’eternità.
Lista defunti MC-IMC 2024-2025
“La meditazione della morte che ci viene offerta in questa celebrazione ci induca a concentrare la vita che viviamo, il tempo che il buon Dio ci dona, sulle cose che rimangono. Perché, lo sappiamo, non tutto rimane”, ha concluso padre Francesco, ricordandoci che la Messa non è offerta soltanto per i confratelli e le consorelle defunti, ma anche per ciascuno di noi, affinché impariamo a orientare la nostra esistenza verso ciò che dura per sempre.
A pranzo ci siamo ritrovati per il momento di fraternità e c’erano con noi anche don Dario De Pascalis il parroco del nostro territorio e don Luigi Maggio, nostro amico e parroco della parrocchia vicina di San Rocco.
Nonostante la giornata piovosa e uggiosa è stato tutto molto bello perché vissuta nella semplicità e nello spirito di famiglia come voleva San Giuseppe Allamano.
* Padre John Kinyua Nkinga, IMC, missionario a Galatina.











