La situazione politica ed economica dopo il voto
Dopo quattro mesi disastrosi per la Casa Rosada, con l’economia dipendente dal salvataggio finanziario di Donald Trump, casi di corruzione di alto profilo e persino candidati esclusi a causa di legami con il narcotraffico, il governo Milei temeva le elezioni di medio termine. Invece, è andata diversamente. La strategia del presidente di ridurre le elezioni a una battaglia tra il «bene», da lui rappresentato, e il «male», ovvero il kirchnerismo di Cristina (la ex presidenta, attualmente ai domiciliari per corruzione), si è rivelata un successo.
La partecipazione al voto ha raggiunto il 68 per cento e ha prodotto un progresso significativo de La libertad avanza, il partito del presidente Milei, e un arretramento di Fuerza patria, il partito peronista. Questi risultati hanno ridisegnato il Congresso argentino: la Camera (275 deputati) avrà sempre 99 peronisti con i seguaci di Milei passati però da 37 a 80; al Senato (72 rappresentanti) i senatori peronisti si sono ridotti a 28, mentre quelli di Milei sono passati da 6 a 18.

Javier Milei è riuscito a vincere le elezioni di metà mandato. Il megaprestito concesso da Donald Trump è salvo. Foto: Gage Skidmore-via Flickr
Il presidente Milei spera che la sua vittoria elettorale plachi le turbolenze sui mercati finanziari e arresti la caduta del peso rispetto al dollaro, una crisi che ha richiesto il salvataggio multimiliardario (20 miliardi di dollari) degli Stati Uniti.
A sua volta, il principale avversario, il governatore di Buenos Aires Axel Kicillof, futuro candidato peronista alle presidenziali del 2027, ha affermato che «Milei sbaglia a festeggiare questo risultato elettorale, dove 6 argentini su 10 hanno dichiarato di non essere d’accordo con il modello da lui proposto». «Sbaglia anche a ignorare la sofferenza del nostro popolo, dove i più vulnerabili soffrono ogni giorno di più» ha aggiunto Kicillof, criticando Milei per aver chiesto agli Stati Uniti un salvataggio per sostenere il suo piano economico.
Al di là del risultato elettorale, mi permetto di proporre una riflessione personale. Il giorno delle elezioni, dopo la chiusura delle stesse, nella mia omelia ho detto che il risultato elettorale sarebbe dipeso dal modo di votare: «Si può “votar” o “botar”. Votar con la “v” può esprimere un voto minimamente cosciente e responsabile; botar (buttare) con la “b” può indicare un voto condizionato, comprato, buttato via, precisamente».

Axel Kicillof, governatore di Buenos Aires e candidato peronista, sconfitto dal presidente Javier Milei nelle elezioni di medio termine. Foto: Santiago Sito via Flickr
Già alcune settimane prima, in occasione della festa patronale, in onore di San Francesco di Assisi in una delle comunità facenti parte della parrocchia di Yuto, dove opero pastoralmente, nella messa principale, a cui sono soliti partecipare anche rappresentanti politici di diverso segno partitario (sindaci e deputati regionali), avevo fatto qualche provocazione. Durante l’omelia avevo provato a collegare il Giubileo della speranza, promosso da papa Francesco, con la realtà nelle sue diverse espressioni. Avevo chiesto: che segni di speranza ci aspettiamo, per esempio, dalla politica? Avevo provato a ricordare che è tempo di sperare in una politica con una vocazione di servizio al posto di una politica proselitista che compra volontà e coscienze.
Come missionario, sento la grande necessità di tornare a formare coscienze e senso civico, per non svilire la politica e il senso della democrazia, in cui tutti dovrebbero sentirsi partecipi, con diritti e doveri. Per un Paese che non svenda i beni di tutti al miglior offerente, che non distrugga l’ambiente e la Casa comune. Non è il liberismo selvaggio alla Milei che può far grande l’Argentina.
* Padre Giuseppe Auletta, IMC, missionario a Yuto (Jujuy) in Argentina. Originariamente pubblicato in: www.rivistamissioniconsolata.it










