Nella serie “Giubileo nel mondo”, in questo video, il missionario della Consolata brasiliano, padre Arlei Pivetta, 50 anni, condivide alcuni aspetti della sua vita e della sua missione nel contesto del Giubileo della Speranza e del suo Giubileo sacerdotale, 25 anni di ordinazione.
Originario di Dr. Maurício Cardoso nel Rio Grande do Sul (Brasile) e operando a Boa Vista, Roraima, il religioso ha partecipato al corso di formazione continua tenutosi a Roma nel mese di maggio.
“Fin da bambino sognavo di diventare missionario della Consolata. A casa mia arrivava sempre la rivista ‘Missões’, nella quale leggevo sul lavoro dei missionari nel mondo”, racconta padre Arlei. All'età di 14 anni è entrato nel seminario medio di Erexim (RS). Ha studiato filosofia a Curitiba (PR), poi ha fatto l'anno di noviziato a Buenos Aires in Argentina e gli studi di teologia a San Paolo. È stato ordinato sacerdote il 6 gennaio 2001.
“È stato un percorso lungo, ma vissuto con tanta fede, coraggio e determinazione. Nel 2001 abbiamo celebrato il centenario della fondazione dell'Istituto. E io sono stato il primo sacerdote della Consolata ordinato quell'anno. Nel 2026 celebrerò il giubileo dei 25 anni di ordinazione. Proprio nel centenario della morte del Fondatore, San Giuseppe Allamano (16 febbraio 1926 - 2026). Questo fatto, non lo vedo come una coincidenza, ma una provvidenza della grazia di Dio”, osserva padre Arlei. “Siamo nell'anno 2025, nel Giubileo della Speranza, e noi che celebriamo i 25 anni di ordinazione e/o professione perpetua, stiamo facendo questo incontro a Roma".
Riguardo alla parola “speranza”, il religioso ricorda che deriva dal verbo ‘sperare’ e dice: “Non aspettare fermi, ma aspettare nella grazia di Dio. Il famoso pedagogo Paulo Freire diceva già che il verbo sperare è ‘speranzare’, indicando che dobbiamo fare la nostra parte, cioè, sperare in Dio e fare la nostra parte. Dio fa la sua e ognuno fa la sua”.

I partecipanti al corso di agiornamento nella Casa Generalizia a Roma
Mozambico
Dopo l'ordinazione, padre Arlei è stato inviato in Mozambico, dove ha lavorato per 13 anni. È poi tornato in Brasile e ha prestato servizio a Cascavel (PR) e adesso da tre anni si trova a Boa Vista (Roraima). “Un lavoro che richiede coraggio, determinazione e fiducia. A volte posso aver sbagliato, ma ho sempre cercato di fare del mio meglio nel servizio dell'evangelizzazione. Il mio desiderio è continuare”. Ai giovani, padre Arlei augura il coraggio di dire ‘sì’. “Gesù ha comandato e lasciato a noi la sua missione, la sua eredità. Ognuno di noi, vivendo in questo mondo, deve impegnarsi e lasciare la propria eredità", afferma.
“Un elemento che ho imparato dai miei studi di teologia è l'ascolto. Per questo motivo, il sacramento che celebro con maggiore attenzione è quello della Riconciliazione. Ascoltare le persone, dare loro il tempo di aprirsi. Gli esperti dicono che siamo nel secolo della comunicazione. Io direi che siamo nel secolo dell'informazione, dove tutti parlano, ma pochi sono disposti ad ascoltare. Comunicare significa ascoltare ed essere ascoltati. Che Dio ci aiuti a camminare sempre sulla via del bene”.
Sulla missione vissuta in Mozambico, padre Arlei sottolinea un fatto accaduto nel 2002, il 4 ottobre, quando il Paese celebrava i 10 anni degli accordi di pace, dopo una guerra civile che ha causato più di un milione di vittime. “Essere in Mozambico dopo dieci anni di pace e vedere i progressi compiuti nel Paese è stato bello. Oggi la pace è così necessaria. Papa Francesco parlava di pace, Papa Leone XIV parla di pace. Che tutti noi rimaniamo uniti affinché ci sia sempre più pace nei cuori e pace nell'umanità”.
* Padre Jaime C. Patias, IMC, Ufficio per la Comunicazione.










