Servire la “Comunità della vita”
San Giuseppe Allamano, fondatore dei Missionari e delle Missionarie della Consolata, ha lasciato un'eredità o una proposta di vita coerente, umile, ordinaria e integrale, non solo per i religiosi o i missionari, ma per tutti coloro che vogliono vivere con senso, impegno e spiritualità.
Animati dalla speranza cristiana si tratta di imparare a vivere con fede; servire con amore, formare la coscienza e consolare il mondo ferito. La sua eredità ci invita a vivere con autenticità e impegno etico in tutte le dimensioni dell'esistenza: personale, familiare, lavorativa e sociale.
Passione per la vita e la missione
San Giuseppe Allamano intendeva la missione non solo come andare in terre lontane, ma come un atteggiamento di apertura, servizio e totale dedizione a Dio e agli altri. Insegnava che ogni persona è chiamata ad “essere missionaria” dal proprio posto e nella propria quotidianità, portando conforto, fede e speranza a chi la circonda. “Tutti possiamo e dobbiamo essere missionari, con le nostre parole, le nostre opere e la nostra preghiera”.

Missionari e missionarie della Consolata a Loyangallani, Kenya. Foto: Jaime C. Patias
Una passione etica e professionale che si sintetizza nel “fare il bene, ben fatto e senza rumore” o nel “fare in modo straordinario l'ordinario”, qualcosa di simile alla “qualità totale” o all'“eccellenza”, nel linguaggio aziendale o accademico di oggi.
Ambiente familiare
Questa è una preoccupazione ricorrente nella vita e nella dottrina di San Giuseppe Allamano. Non si tratta solo di un valore umano, ma di una profonda espressione spirituale che attraversa il suo pensiero, il suo stile di vita e la sua formazione, il suo modo di intendere la missione e la vita sociale e comunitaria. Lo “spirito di famiglia” descrive “un ambiente in cui tutti si sentono a casa, dove c'è carità reciproca, rispetto, fiducia, unità di intenti e un profondo senso di appartenenza”.

Bambini nella Missione Putumayo, Peru
Questo spirito si ispira alla Sacra Famiglia di Nazareth, modello perfetto di vita comunitaria basata sull'amore, il rispetto e l’ubbidienza alla volontà di Dio; alla presenza materna della Vergine Consolata, centro spirituale e affettivo, come una madre che unisce i suoi figli. Un'unità vissuta nel riconoscimento, nel rispetto e nella valorizzazione della diversità, basata sull'amore e sul perdono, rafforzando sempre il senso di appartenenza.
“Dove c'è spirito di famiglia, regna Dio” e “non c'è niente di più bello di una casa dove tutti si amano”.
La Consolata nella casa e nel cuore
La Famiglia dei Missionari della Consolata porta nel suo nome e nel suo carisma questa dimensione mariana. Maria fa parte del cuore “consolatino”: donna obbediente alla volontà di Dio, madre presente, attenta, intercessora e provvidente che consola, accompagna e sostiene i suoi figli nelle prove della vita e della missione; modello di tenerezza, vicinanza e forza in tutte le circostanze; discepola di Gesù, pedagoga e guida della vita cristiana. «Lei è la prima missionaria che ha portato Gesù nel mondo».
Con Maria e il Bambino in grembo, indicato dal suo braccio, si contempla e si vive più facilmente la centralità silenziosa di Gesù nel tabernacolo della casa; si celebra più solennemente e familiarmente l'Eucaristia, «frazione del pane e del vino» della fraternità universale, alla tavola della «casa comune».
Alcune pratiche mariane, promosse da Allamano, consolano la madre e i figli: la recita quotidiana del rosario, la consacrazione personale e comunitaria a Maria, le feste mariane celebrate con solennità, favoriscono e rafforzano la comunione.

I padri Vedasto Kwajaba e Antonio Zanette nella missione di Manda in Tanzania. Foto: Jaime C. Patias
Capacità di vedere la vita nell'afflizione e di servirla
San Giuseppe Allamano ha promosso un impegno concreto verso gli esseri umani e l'ambiente. Lui vedeva gli esseri umani da vicino (Torino, Piemonte e dintorni) e da lontano (Etiopia, Africa e oltre) e generava azioni, movimenti e istituzioni che fossero per il servizio integrale di tutta la comunità vitale.
Radicato nel Mediterraneo europeo e ispirato dal Vangelo, il suo progetto di evangelizzazione si muoveva su due binari: l'annuncio di Gesù Cristo e la promozione umana, con l'elevazione dell'ambiente o dei contesti. Per lui evangelizzare significa: annunciare Gesù Cristo e rispondere ai bisogni materiali, sociali e culturali delle persone, specialmente dei più poveri ed emarginati; educare e formare integralmente le persone, promuovendo la dignità umana; favorire lo sviluppo delle persone e delle comunità affinché possano vivere come figli di Dio, con libertà e responsabilità. “Non si può predicare il Vangelo a stomaco vuoto”, diceva. L'annuncio di Cristo deve essere accompagnato da opere concrete di carità, istruzione, salute e giustizia.
Essendo integrale, l'evangelizzazione promuove anche il “miglioramento dell'ambiente”, ovvero la trasformazione del contesto fisico, sociale, culturale e morale in cui vivono le persone. Non basta trasformare l'individuo, è necessario elevare le sue condizioni di vita: igiene, salute, istruzione, alloggio, lavoro dignitoso; bisogna trasformare le strutture ingiuste promuovendo la pace, la giustizia e il rispetto dei diritti umani; è necessario creare ambienti in cui il Vangelo possa fiorire: comunità giuste, solidali e fraterne. In sintesi, una missione evangelizzatrice che guarisca le ferite personali e collettive, migliori le strutture sociali e offra speranza.
Questa missione non può essere compito esclusivo dei missionari consacrati o degli specialisti in materia, ma di tutti gli attori umani che lavorano al servizio dell'ecologia integrale, ambientale e sociale. Anche tua.
* Padre Salvador Medina, IMC, missionario in Colombia.










