Papa Leone XIV: è bello essere sacerdoti

Papa Leone XIV durante l'incontro "Sacerdoti felici" nell'Auditorium Conciliazione Papa Leone XIV durante l'incontro "Sacerdoti felici" nell'Auditorium Conciliazione Foto: Vatican Media

Udienza del Santo Padre ai partecipanti all’Incontro Internazionale Sacerdoti Felici - «Vi ho chiamato amici» (Gv 15,15), promosso dal Dicastero per il Clero questo giovedì, 26 giugno, presso l’Auditorium Conciliazione.

Il Papa Leone XIV ricorda tanti preti martiri, chiede una formazione che sia "cammino di relazione", parla della crisi vocazionale rassicurando sul fatto che "Dio continua a chiamar". L'invito è a creare "ambienti e forme di pastorale giovanile impregnati di Vangelo" perché tanti giovani sembrano lontani dalla fede ma in realtà hanno "sete di infinito"

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge ai presenti all’incontro:

Carissimi fratelli nel sacerdozio, carissimi formatori, seminaristi, animatori vocazionali, amici nel Signore!

È per me una grande gioia trovarmi oggi qui con voi. Nel cuore dell’Anno Santo, insieme vogliamo testimoniare che è possibile essere sacerdoti felici, perché Cristo ci ha chiamati e fatti suoi amici (cfr Gv 15,15): una grazia che vogliamo accogliere con gratitudine e responsabilità.

Desidero ringraziare il Cardinale Lazzaro You Heung sik e tutti i collaboratori del Dicastero per il Clero per il loro servizio generoso e competente: un lavoro vasto e prezioso, che si svolge spesso nel silenzio e nella discrezione e che produce frutti di comunione, di formazione e di rinnovamento.

Con questo momento di scambio fraterno e internazionale, possiamo valorizzare il patrimonio di esperienze già maturate, incoraggiando creatività, corresponsabilità e comunione nella Chiesa, affinché ciò che è seminato con dedizione e generosità in tante comunità possa diventare luce e stimolo per tutti.

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Il saluto al cardinale Lazzaro You, prefetto del Dicastero per il Clero

Le parole di Gesù «Vi ho chiamato amici» (Gv 15,15) non sono soltanto una dichiarazione affettuosa verso i discepoli, ma una vera e propria chiave di comprensione del ministero sacerdotale.

Il sacerdote, infatti, è un amico del Signore, chiamato a vivere con Lui una relazione personale e confidente, nutrita dalla Parola, dalla celebrazione dei Sacramenti e dalla preghiera quotidiana.

Questa amicizia con Cristo è il fondamento spirituale del ministero ordinato, il senso del nostro celibato e l’energia del servizio ecclesiale cui dedichiamo la vita. Essa ci sostiene nei momenti di prova e ci permette di rinnovare ogni giorno il “sì” pronunciato all’inizio della vocazione.

In particolare, carissimi, da questa Parola-chiave vorrei ricavare tre implicazioni per la formazione al ministero sacerdotale.

Anzitutto, la formazione è un cammino di relazione. Diventare amici di Cristo significa essere formati nella relazione, non solo nelle competenze. La formazione sacerdotale, pertanto, non può ridursi ad acquisizione di nozioni, ma è un cammino di familiarità con il Signore che coinvolge l’intera persona, cuore, intelligenza, libertà, e la plasma a immagine del Buon Pastore. Solo chi vive in amicizia con Cristo ed è permeato del suo Spirito può annunciare con autenticità, consolare con compassione e guidare con sapienza. Questo richiede ascolto profondo, meditazione, e una ricca e ordinata vita interiore. 

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Alcuni dei partecipanti all'appuntamento organizzato dal Dicastero per il Clero

In secondo luogo, la fraternità è uno stile essenziale di vita presbiterale. Diventare amici di Cristo comporta vivere da fratelli tra sacerdoti e tra vescovi, non come concorrenti o da individualisti.

La formazione deve allora aiutare a costruire legami solidi nel presbiterio come espressione di una Chiesa sinodale, nella quale si cresce insieme condividendo fatiche e gioie del ministero. Come, infatti, noi ministri potremmo essere costruttori di comunità vive, se non regnasse prima di tutto fra noi una effettiva e sincera fraternità?

Inoltre, formare sacerdoti amici di Cristo significa formare uomini capaci di amare, ascoltare, pregare e servire insieme. Per questo bisogna mettere ogni cura nella preparazione dei formatori, perché l’efficacia della loro opera dipende anzitutto dall’esempio di vita e dalla comunione fra loro. L’istituzione stessa dei Seminari ci ricorda che la formazione dei futuri ministri ordinati non si può svolgere in maniera isolata, ma richiede il coinvolgimento di tutti gli amici del Signore che vivono da discepoli missionari a servizio del Popolo di Dio. 

In proposito, vorrei dire una parola anche sulle vocazioni. Nonostante i segnali di crisi che attraversano la vita e la missione dei presbiteri, Dio continua a chiamare e resta fedele alle sue promesse. Occorre che ci siano spazi adeguati per ascoltare la sua voce. Per questo sono importanti ambienti e forme di pastorale giovanile impregnati di Vangelo, dove possano manifestarsi e maturare le vocazioni al dono totale di sé. Abbiate il coraggio di proposte forti e liberanti! Guardando ai giovani che in questo nostro tempo dicono il loro generoso “eccomi” al Signore, sentiamo tutti il bisogno di rinnovare il nostro “sì”, di riscoprire la bellezza di essere discepoli missionari alla sequela di Cristo, Buon Pastore.

Carissimi, celebriamo questo incontro alla vigilia della Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù: è da questo “roveto ardente” che prende origine la nostra vocazione; è da questa fonte di grazia che vogliamo lasciarci trasformare.

L’Enciclica di Papa Francesco Dilexit nos, se è un dono prezioso per tutta la Chiesa, lo è in modo speciale per noi sacerdoti. Essa ci interpella fortemente: ci chiede di custodire insieme la mistica e l’impegno sociale, la contemplazione e l’azione, il silenzio e l’annuncio. Il nostro tempo ci provoca: molti sembrano essersi allontanati dalla fede, eppure nel profondo di molte persone, specialmente dei giovani, c’è sete di infinito e di salvezza. Tanti sperimentano come un’assenza di Dio, eppure ogni essere umano è fatto per Lui, e il disegno del Padre è fare di Cristo il cuore del mondo.

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Per questo vogliamo ritrovare insieme lo slancio missionario. Una missione che propone con coraggio e con amore il Vangelo di Gesù. Mediante la nostra azione pastorale, è il Signore stesso che si prende cura del suo gregge, raduna chi è disperso, si china su chi è ferito, sostiene chi è scoraggiato.

Imitando l’esempio del Maestro, cresciamo nella fede e diventiamo perciò testimoni credibili della vocazione che abbiamo ricevuto. Quando uno crede, si vede: la felicità del ministro riflette il suo incontro con Cristo, sostenendolo nella missione e nel servizio.

Cari fratelli nel sacerdozio, grazie a voi che siete venuti da lontano! Grazie a ciascuno per la dedizione quotidiana, specialmente nei luoghi di formazione, nelle periferie esistenziali e nei luoghi difficili, a volte pericolosi. Mentre ricordiamo i sacerdoti che hanno donato la vita, anche fino alsangue, rinnoviamo oggi la nostra disponibilità a vivere senza riserve un apostolato di compassione e di letizia.

Grazie per ciò che siete! Perché ricordate a tutti che è bello essere sacerdoti, e che ogni chiamata del Signore è anzitutto una chiamata alla sua gioia. Non siamo perfetti, ma siamo amici di Cristo, fratelli tra di noi e figli della sua tenera Madre Maria, e questo ci basta.

Rivolgiamoci al Signore Gesù, al suo Cuore misericordioso che arde d’amore per ogni persona. Chiediamogli la grazia di essere discepoli missionari e pastori secondo la sua volontà: cercando chi è smarrito, servendo chi è povero, guidando con umiltà chi ci è affidato. Sia il suo Cuore a ispirare i nostri piani, a trasformare i nostri cuori, e a rinnovarci nella missione. Vi benedico con affetto e prego per voi.

* Ufficio per la Comunicazione con informazioni di Sala Stampa della Santa Sede.

Last modified on Thursday, 26 June 2025 20:55

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