III Domenica del TO / B - “Convertitevi e credete al Vangelo”

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Gio 3,1-5.10
Sal 24
1Cor 7,29-31
Mc 1, 14-20

La vita, la verità e la luce saranno sempre più forti e vittoriose della morte, della menzogna e delle tenebre. Per questo l’evangelista al capitolo primo, versetto 14, ci presenta la stupidità del potere. Il potere crede di soffocare la voce della vita, della verità e della luce, ma non sa che, ogni volta che crede di aver soffocato questa voce, il Signore ne suscita una ancora più potente. Infatti il vangelo di Marco al versetto 14 dice che “Dopo che Giovanni fu arrestato”, Giovanni era scomodo, aveva invitato a un cambiamento e quindi viene eliminato, ebbene il Signore suscita una voce, una forza ancora più potente di Giovanni Battista, quella stessa di Gesù il Figlio di Dio.

“Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio”, la buona notizia di Dio. E qual è la buona notizia di Dio che l’evangelista ci farà scoprire nel suo vangelo? Che Dio non è come è stato insegnato, come è stato creduto; il Dio di Gesù è un Dio di un amore completamente nuovo, che andrà scoperto nelle pagine del vangelo, perché è un amore che non guarda, non è attratto dai meriti delle persone, ma dai loro bisogni. Questa è la buona notizia di Dio.

“E diceva: il tempo è compiuto”, era il tempo dell’alleanza con il suo popolo “e il regno di Dio è vicino”. Per “regno di Dio” non si deve intendere il reame, l’estensione del regno, ma il governo del re; in italiano forse dovremmo adoperare la parola “la signoria di Dio, il governo di Dio”. È Dio che vuole governare Lui i suoi uomini e come direbbe Dio? Non emanando leggi che l’uomo deve osservare, le leggi sono esterne all’uomo, ma comunicando all’uomo la sua stessa capacità d’amore.

Ecco perché di Gesù Giovanni aveva detto “era colui che battezzava in Spirito Santo”, comunicava agli uomini la stessa capacità d’amore. Il regno di Dio è vicino, ma, perché divenga realtà, c’è bisogno di una conversione, ma la conversione l’aveva predicata e annunziata anche Giovanni Battista, ma sono due ambiti diversi.

Ecco perché Gesù è ancora più pericoloso di Giovanni Battista. Giovanni era nell’ambito della religione e la conversione, il cambiamento di vita era rivolto a Dio, era per ottenere il perdono dei peccati; qui con Gesù non si parla di perdono dei peccati, la conversione è per credere a questa buona notizia e realizzare il regno di Dio. Gesù è venuto a inaugurare una società completamente nuova; una società dove, anziché accumulare egoisticamente per sé, si condivida generosamente con gli altri; una società dove, anziché salire al di sopra degli altri, si scenda a fianco degli ultimi, e un mondo dove, anziché pretendere di comandare, di guidare gli altri, ci si mette a servire. Questo è il regno di Dio.

Ma per farlo Gesù ha bisogno di collaborazione; ecco perché, continua l’evangelista, “passò lungo il mare di Galilea”, è il lago di Tiberiade, è chiamato mare per ricordare il mare dell’Esodo, il cammino verso la libertà e soprattutto la frontiera verso i popoli pagani, “vede Simone e Andrea”, sono due fratelli, “che gettavano le reti in mare” ed ecco l’invito di Gesù “Venite dietro di me, vi farò pescatori di uomini”. Qual è il significato dell’invito di Gesù? Abbiamo detto che Gesù vuole inaugurare un mondo nuovo dove, anziché accumulare per sé, si condivida generosamente con gli altri; allora il pescatore cosa fa? Pesca i pesci per il proprio interesse, per il proprio guadagno.

Pescare gli uomini, cioè tirare fuori gli uomini dal mare, dall’ambito che può dare la morte che possono affogare, significa a svolgere questa attività non per il proprio interesse, ma per l’interesse delle persone che vengono salvate. Quindi è un cambio completo, radicale di orientamento della propria vita. “Venite dietro di me”, rinunciate al vostro interesse e questo vi darà la possibilità di tirar fuori le persone che stanno perdendosi e ritrovare la pienezza della vita.

* Padre Alberto Maggi, OSM, Centro Studi Biblici G. Vannucci, a Montefano (Mc).

Ultima modifica il Giovedì, 18 Gennaio 2024 22:42

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