La domenica della Parola di Dio

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Io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali…proclamavano l’uno all’altro: ”Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria”. Vibravano gli stipiti delle porte alla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi: ”Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto hanno visto il re, il Signore degli eserciti”. Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse:”Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è espiato. Poi udii la voce del Signore che diceva:”Chi manderò e chi andrà per noi?”. E io risposi:”Eccomi, manda me!”. (Isaia 6, 1-8)

Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto. (Ebrei 4,12-13)

RIFLETTI

La Parola di Dio trasforma la vita di coloro che vi si accostano con fede. La Parola non è mai esaurita, è ogni giorno nuova. Ma perché questo avvenga occorre una fede che ascolta. La Scrittura attesta a più riprese che l’ascolto è ciò che rende Israele popolo di Dio: «Se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli» (Es 19, 5; cf. Ger 11, 4). L’ascolto crea un’appartenenza, un legame, fa entrare nell’alleanza. Nel Nuovo Testamento l’ascolto è diretto alla persona di Gesù, il Figlio di Dio: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo» (Mt 17, 5 e par.).

Il credente è uno che ascolta. Chi ascolta confessa la presenza di colui che parla e vuole coinvolgersi con lui; chi ascolta scava in sé uno spazio all’inabitazione dell’altro; chi ascolta si dispone con fiducia all’altro che parla. Perciò i vangeli chiedono discernimento su ciò che si ascolta (cf. Mc 4, 24) e su come si ascolta (cf. Lc 8, 18): infatti, noi siamo ciò che ascoltiamo! La figura antropologica che la Bibbia vuole costruire è dunque quella di un uomo capace di ascoltare, abitato da un cuore che ascolta (cf. 1 Re 3, 9). Essendo questo ascolto non una mera audizione di frasi bibliche ma discernimento pneumatico della Parola di Dio, esso richiede la fede e deve avvenire nello Spirito Santo.

Nella storia della salvezza emergono grandi figure di uditori e di evangelizzatori della Parola di Dio: Abramo, Mosè, i profeti, i Santi Pietro e Paolo, gli altri apostoli, gli evangelisti. Essi ascoltando fedelmente la Parola del Signore e comunicandola hanno fatto spazio al Regno di Dio.

In questa prospettiva, ruolo centrale assume la figura della Vergine Maria che ha vissuto in modo incomparabile l’incontro con la Parola di Dio, che è lo stesso Gesù. Per questo è costituita modello provvidenziale di ogni ascolto ed annuncio. Già educata alla familiarità con la Parola di Dio nell’esperienza così intensa delle Scritture del popolo cui appartiene, Maria di Nazaret, a partire dall’evento dell’Annunciazione fino alla Croce, anzi fino alla Pentecoste, accoglie nella fede, medita, interiorizza e vive intensamente la Parola (cf. Lc 1, 38; 2, 19.51; At 17, 11). In forza del suo sì, primo e mai interrotto, alla Parola di Dio, ella sa guardare attorno a sé e vive le urgenze del quotidiano, consapevole che ciò che riceve come dono dal Figlio è un dono per tutti: nel servizio ad Elisabetta, a Cana e sotto la croce (cf. Lc 1, 39; Gv 2, 1-12; 19, 25-27). Pertanto a lei si addice quanto detto da Gesù in sua presenza: «Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 8, 21). «Essendo intimamente penetrata dalla Parola di Dio può diventare madre della parola incarnata». (La parola di Dio nella vita e missione della chiesa, XII Sinodo dei vescovi 2008)

PREGA

Padre, ti ringrazio di essere chiesa, di appartenere ad una comunità, alla tua chiesa. È la comunità di quanti credono in te, di quanti si radunano nel tuo nome, è la comunità di quanti vivono nella tua attesa. 

Vorrei amarti senza gli altri, vorrei adorarti senza chiesa, vorrei pregarti da solo. Tu mi vuoi con gli altri Non per star meglio, né per essere forte, ma per essere vero. 

Mi chiami ad essere chiesa, essa è forte se spera essa è vera se ama, essa è santa se ognuno è santo. 

Essere chiesa è esistere per gli altri, incontrarti negli uomini, pregarti con essi, dare ragione della propria speranza. 

Nella chiesa è la tua parola, la parola che salva, che mi dà conforto, se abbattuto, mi rende sereno, se triste, mi fa forte, se debole, mi perdona, se ho peccato, mi dà coraggio, se ho paura. 

Ti ringrazio per il messaggio di vita, per la comunità di amore, per la chiesa. Dacci una chiesa che pensi come pensi tu, che operi come vuoi tu, che viva come hai insegnato tu, che ami come hai amato tu. 

Ti prego per la chiesa, perché non tradisca il vangelo, perché difenda i deboli, perché non abbandoni i poveri. Ti chiedo una chiesa di meno parole e più impegno, che predichi la pace e faccia la giustizia. 

Aiutami ad essere chiesa, ad avere molte cose da pensare assieme, da imparare assieme, da fare assieme. Perdona il mio modo di essere chiesa e purifica il mio modo di restare in essa.

 

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