Solennità di Maria Santissima, Madre di Dio. Custodire la Parola di Dio come Maria per essere custoditi da Dio

Pubblicato in Domenica Missionaria
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Nm 6,22-27;
Sal 66;
Gal 4,4-7;
Lc 2,16-21.

La traduzione dei testi biblici di questa giornata, ci mette davanti ad un verbo: custodire.  Nella cosiddetta benedizione sacerdotale di Aronne, la più antica benedizione trasmessa dalla Bibbia, si prega affinché “Dio ci custodisca”, mentre nella narrazione evangelica si dice che Maria custodiva tutte le cose nel suo cuore.

Un Dio che custodisce

Nella prima delle benedizioni ci sono due invocazioni: “Il Signore ti benedica e ti custodisca”. Si tratta, in primo luogo, di ricevere la vita stessa da Dio e Dio comunica la sua vita, come fece con Adamo, con il suo spirito, attraverso il suo soffio, il suo vento, Dio comunica e dà la vita. La benedizione oltre a darci la felicità ci comunica la vita stessa di Dio, una vita che non va perduta e distrutta, ma va custodita. Ecco allora la seconda invocazione: Dio che ti ha comunicato la vita possa custodirla. Qui però viene sottolineato l’aspetto passivo: quello dell’uomo che si lascia comunicare la vita e che si lasci custodire, curare da quello che è l’Autore. Siamo una custodia di Dio, un oggetto prezioso che viene custodito, protetto, come se nell’essere umano vi fosse un’assenza di reazione. Invece oltre a pensare alla benedizione come qualcosa che cade su di noi, pensiamo anche al nostro lasciarci andare e abbandonare nelle mani di Dio affinché Questi possa comunicare la sua vita e ci possa custodire senza la nostra resistenza. Questo è l’atteggiamento di Maria che si è rende subito disponibile e diviene una Eva, quella che ha saputo custodire il giardino di Dio: Maria custodisce perché si è lasciata creare plasmare come nuova creatura, ma anche si è lasciata custodire da Dio.

Maria custodisce meditando i disegni di Dio

Il brano del Vangelo della solennità di Maria Santissima Madre di Dio, Regina della Pace, ci offre due semplicissime ma ricchissime righe sulla figura di Maria “quella che sa custodire nel suo cuore”. Per ben due volte, Luca afferma che Maria custodisce nel suo cuore. In un primo momento, davanti a quanto era stato detto ai pastori e che essi divulgarono, Luca afferma che “Maria custodiva tutte le cose, mentre meditava nel suo cuore”. “Maria custodiva tutte queste parole, meditandole in cuor suo”. Io preferisco questa traduzione.  Molti anni dopo Gesù dodicenne dopo lo smarrimento, è ritrovato nel tempio tra i dottori, il terzo giorno Maria e Giuseppe ritornano a Nazareth, Gesù scende con loro e Luca afferma: “sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore” (Lc 2,51). 

In ambedue i versetti, Luca usa il verbo greco per definire il verbo “custodire” che assume una sfumatura più profonda quando Luca premette una preposizione diversa, in 2,19 Luca usa la preposizione syn  che dà il senso di raccogliere insieme, mettere insieme,  in 2,51, usa la preposizione dia, che dà il senso dell’intensità e della durata. Maria custodiva intensamente e profondamente ed in modo costante

Si può dire che Maria tesoreggiasse, trattenendo insieme nel suo cuore non solo avvenimenti, ma anche notizie,  faceva memoria di ogni singola cosa che vedeva e sentiva; nel suo cuore tutto era come una reliquia. Lo stesso verbo rimanda anche a quello usato da Dio, “shamar” in ebraico, quando diede il comando ad Adamo ed Eva nel consegnare loro il giardino: “dovete custodire, curare questo giardino, dovete fare tesoro di esso”. Maria non solo ascolta, ma mette assieme tutto, confronta, ne prende cura e ne fa tesoro senza buttare gettare nulla, Lei fa memoria o conserva. Luca sottolinea che lei non butta né getta nulla di ciò che viene da Dio, di ciò che ella ha visto e udito. Maria conserva ciò che viene dall’Angelo, da sua cugina Elisabetta, dai pastori, perfino quello che Gesù stesso diceva: tutto custodiva e si domandava quale era il senso di tutto quello ciò che accadeva. 

Maria ha un cuore che è la custodia di tutto ciò che le accade. Il suo cuore però non è una semplice bottiglia che trattiene un liquido, non è un semplice contenitore. Anche Papa Francesco si domanda: “Che cosa vuol dire custodire la Parola di Dio?”. Per il Santo Padre “Custodire la Parola di Dio vuol dire che il nostro cuore si apre, si è aperto a quella Parola come la Terra si apre per ricevere i semi. La Parola di Dio è un seme e viene seminata. E Gesù ci ha detto che cosa succede con il seme: “alcuni cadono lungo il cammino e vengono gli uccelli e li mangiano; questa Parola non è custodita, questi cuori non sanno riceverla”. Infatti, “custodire la Parola di Dio significa sempre meditare cosa dica a noi questa Parola con quello che succede e accade nella vita” cioè confrontare gli avvenimenti della nostra vita, ciò che vediamo, udiamo e viviamo, con ciò che Dio vuole. E’ necessario confrontare con la Parola di Dio la nostra stessa vita.

Attraverso questo atteggiamento Maria era capace di vedere, nel volto del bambino deposto nella mangiatoia, la manifestazione della bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini. Solo custodendo tutte queste cose, nel senso di confrontare con la volontà del Signore e la parola di Dio si può elaborare una sintesi profonda di ciò che stava accadendo a Maria perché Lei era stata capace di entrare nella profondità degli avvenimenti, era stata capace di interpretare i fatti, la vita stessa senza buttare gettare nulla: ne fa un tesoro.

Discepolo missionario è colui che sull’esempio di Maria è capace di essere una custodia, come afferma Papa Francesco: “Custodire la Parola di Dio si fa con questo lavoro: il lavoro di cercare cosa significhi questo in questo momento, cosa mi vuole dire il Signore in questo momento, questa situazione in confronto con la Parola di Dio come si capisce. E’ leggere la vita con la Parola di Dio e questo significa custodire”.

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