I Santi sociali di Torino

I partecipanti al corso di immersione nell'arsenale del Sermig di Torino I partecipanti al corso di immersione nell'arsenale del Sermig di Torino Tutte le foto di fr. Adolphe Mihingano
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L'immersione nel carisma di un gruppo di giovani Missionari della Consolata provenienti da varie comunità sparse nel mondo prosegue. Su questo sito leggete ogni settimana le impressioni che l'incontro con le varie realtà suscita in loro. 

La scorsa settimana, dal 12 al 18 settembre, ci siamo tuffati nel mondo torinese per scoprire le multiformi attività con le quali missionari e missionarie, religiosi e laici, si lasciano interpellare dalle sfide che il nostro mondo contemporaneo pone, soprattutto per quel che riguarda la vicinanza ai più poveri. 

E' davvero incoraggiante scoprire quanto bene si fa, concretamente, senza far rumore, offrendo un aiuto in grado di cambiare la vita di molte persone. Troppo spesso i nostri orizzonti sono occupati da notizie cupe, da prospettive di guerre, siccità, difficoltà politiche. C'è bisogno di respirare a pieni polmoni la gioia di chi si spende per rendere migliore la vita di chi fatica di più, per aiutarlo a crescere nella fiducia in se stesso, per offrirgli l'occasione di un riscatto personale e sociale. Quest'aria fresca ci aiuta a continuare a sognare e a trovare il modo per impegnarci anche noi accanto e insieme ai fratelli e alle sorelle. 

Quest'impegno, che da più parti viene profuso, non nasce dal nulla, ma trova le sue radici nei santi sociali che nell'ottocento e novecento hanno preso sul serio le sfide che la realtà di allora poneva a chi voleva vivere e non soltanto predicare la Buona Notizia. Entriamo nel concreto di alcuni angoli di Torino che abbiamo avuto occasione di esplorare,

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I partecipanti al corso di Immersione nella Casa don Bosco di Valdocco

I santi sociali

GIULIA DI BAROLO. Lei è una donna che spende tutte le sue ricchezze per i poveri. L'esperienza vissuta di prima mano con i carcerati la ispira a mettersi in gioco per loro. Decide di organizzare case per ragazze e donne uscite dal carcere e di aiutare anche coloro che non hanno ancora terminato di scontare la pena. Le suore di Gesù Buon Pastore continuano l'opera di Giulia di Barolo offrendo supporto alle donne marginalizzate, ai più poveri e deboli, ai migranti e a chi non ha casa, si è lasciato prendere dal circolo della droga o è vittima della tratta. Concretamente le suore aiutano le donne a prendersi cura dei propri bambini, a legalizzare i documenti ed offrono loro consiglio e ascolto. 

BENEDETTO COTTOLENGO, La piccola Casa della Divina Provvidenza, Abbiamo avuto occasione di conoscere la missione di Benedetto Cottolengo che, insieme a chi lo ha seguito, si è preso cura di anziani, disabili e malati. La comunità è cresciuta molto negli anni e continua a mettersi al servizio dei poveri: suore, fratelli e sacerdoti vivono del medesimo carisma e lavorano insieme per il bene dei poveri.

GIUSEPPE CAFASSO. Presso la chiesa di santa Rita, don Mario Rossino ha tenuto per noi una lezione sulla vita di san Giuseppe Cafasso. Questo santo è conosciuto soprattutto per aver accompagnato i condannati a morte. E' incredibile come sia riuscito a far sì che tutti si convertissero e andassero incontro al patibolo con cuore riconciliato. Il Cafasso ha lottato per esser loro vicino non soltanto nel momento dell'esecuzione, ma andando a trovarli in carcere e facendo nascere in loro, con tenerezza, un desiderio di conversione e salvezza. Il suo ministero non si è limitato a questo servizio importante e unico, ma lo ha visto insegnante di morale secondo la teologia di sant'Alfonso, predicatore di esercizi ignaziani, annunciatore del Vangelo alla gente, maestro di preghiera e direttore spirituale molto richiesto.

CONVITTO DEL SANTUARIO DELLA CONSOLATA: storia del clero torinese. Don Francesco Venuto, professore di storia presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale ci ha presentato la realtà del clero torinese dell'ottocento e del primo novecento nel contesto del confronto tra Chiesa e Stato, moti carbonari e concilio Vaticano I. Il "Non expedit" di Pio IX proibiva ai cattolici di impegnarsi in politica, d'altro canto il governo, piemontese prima ed italiano poi, non si occupava dei problemi sociali. In questo modo si creò un "vuoto" colmato da chi seppe interpretare le esigenze del tempo ed in particolare dai cosiddetti "santi sociali". Sono Giuseppe Cottolengo, don Bosco, Giulia Colbert, Giuseppe Cafasso, Leonardo Murialdo, Francesco Faa di Bruno, Pier Giorgio Frassati, Giuseppe Allamano ed altri che hanno trasformato la loro vita per servire la comunità.

LA TORINO DI OGGI E LA MISSIONE. Due suore salesiane: Paola e Julieta, soprannominate "Black and White", italiana una, mozambicana l'altra, si occupano delle donne migranti che vivono a Torino. Le due suore ascoltano le donne ed offrono loro la possibilità di uscire dal guscio in cui a volte timore, non conoscenza della lingua, mancanza di relazioni sociali le relegano. Offrono corsi di lingua di sartoria e costruiscono dialogo con persone di religioni diverse: islamici, buddhisti, cristiani cattolici e protestanti e tessono una rete con altre entità come il comune, la diocesi, i servizi sociali, gli artisti. Sono riuscite a creare un gruppo di volontari laici che collaborano assieme a loro. 

Molte delle donne con cui vengono in contatto sono giovani, senza documenti, senza lavoro, senza una famiglia, una casa o delle risorse minime necessarie per vivere. I luoghi in cui incontrare queste persone sono la strada e le visite porta a porta.  Molte arrivano in Europa cercando lavoro e finiscono nelle mani di organizzazioni che sfruttano la tratta delle persone, il consumo di droga e i lavori illegali.

SERMIG: Servizio missionario giovanile. Fondato da Ernesto Olivero dalla moglie Maria, il Sermig nasce dalla scelta di trasformare l´Arsenale militare in un Arsenale di Pace. Coinvolge molti giovani e adulti che promuovono il dialogo e la pace e offrono aiuto concreto in tanti modi creativi. 

DON BOSCO. A Valdocco don Bosco decide di dare una risposta alla situazione di molti ragazzi poveri, per la maggior parte orfani. Si prende cura di loro, gli offre un'educazione e una scuola in cui possono diventare artigiani. Don Bosco propone un suo modo di essere missionari: servire i ragazzi, condividere la vita con loro, nella vicinanza, insegnando anche l'importanza della preghiera e della devozione mariana. La spiritualità di questo santo dei giovani ci è stata raccontata attraverso la visita al museo "Casa Don Bosco" e museo etnografico e alla Basilica di Maria Ausiliatrice. 

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Con le suore salesiane: Paola e Julieta, soprannominate "Black and White"

Parrocchia Maria Speranza Nostra

Venerdì abbiamo vissuto l'intera giornata nella nostra parrocchia nel quartiere "Barriera di Milano". P Nicholas, p Daniel e p Elmer ci hanno accolto ed introdotto in una nostra presenza ad gentes significativa in Torino. La laica Piera Gioda ci ha aiutato a comprendere la realtà di un quartiere di periferia, nato dalle migrazioni italiane prima ed estere poi e ci ha introdotti alla visita di altre realtà significative che collaborano con la  parrocchia. Camminare per strada e notare che tutti conoscono il parroco e si fermano volentieri a chiacchiere con lui, incontrare gli animatori e i giovani che ogni pomeriggio frequentano l'oratorio, conoscere il coro che anima le liturgie in maniera viva e bella, venire a conoscenza dell'impegno che la comunità parrocchiale assume nei confronti di chi finisce "ai margini" nella droga o nella povertà più assoluta, ci rende orgogliosi di essere Missionari della Consolata, a Torino. 

Domenica siamo stati a Caramagna a celebrare l'Eucarestia nell'anniversario della beata Caterina Mattei e abbiamo condiviso il pranzo con le sisters of Mary Immaculate, fondate da mons. Filippo Perlo. Grazie ad alcune informazioni e a un salto nell'archivio parrocchiale abbiamo scoperto la casa natale del Fondatore delle suore del Kenya. 

Ci vorrà del tempo per lasciar sedimentare tutte le iniziative conosciute, le persone incontrate, gli scorci di realtà intuiti. Dalla settimana ci portiamo a casa l'importanza di fare rete tra varie entità che operano nel sociale, l'imprescindibilità del lavoro in equipe per raggiungere risultati significativi e la gioia di sapere che il nostro Fondatore, Giuseppe Allamano, interpretando i suoi tempi e dedicandosi non solo al Santuario e all'Istituto, ma anche alle tante necessità sociali del tempo, ha saputo insegnare ai missionari e ai preti diocesani un'attenzione alla realtà e un desiderio di offrire risposte evangeliche. 

A tutti noi, ora, l'impegno di vivere oggi ciò che il Fondatore e i santi sociali, tra difficoltà e contrasti, ma con tanta energia e fiducia nell'Altissimo, hanno saputo mettere in pratica nei giorni che sono stati dati loro in dono.

* Samuel Kabiru Kibara e Piero Demaria sono Missionari della Consolata

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