XXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C). Ci sarà gioia in cielo per un solo peccatore che si converte

XXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C). Ci sarà gioia in cielo per un solo peccatore che si converte Foto Dan Fador da Pixabay
Pubblicato in Domenica Missionaria
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Es 32,7-11.13-14;
Sal 50;
1 Tm 1,12-17;
Lc 15,1-32.

Nel Vangelo di questa domenica Gesù ci esorta ad aver due atteggiamenti molto importanti per la vita spirituale di ciascuno di noi e anche per i rapporti comunitari: la conversione e la misericordia. Per tale, egli narra quello che è chiamato la parabola del figlio prodigo per sottolineare la necessità della conversione oppure la parabola del padre misericordioso per sottolineare la misericordia di Dio. È un Dio che si penti del male che aveva minacciato di fare al suo popolo, come sottolinea il libro di Esodo; un Dio che ha mandato il suo Figlio Cristo per salvare l’umanità, come Paolo scrisse a Timoteo.

Dio che si penti del male che aveva minacciato di fare

La frase conclusiva della pagina del libro dell’Esodo di questa domenica e cioè “Dio si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo” rivela l’essenza e la natura di Dio, il suo stile ed il suo agire: Egli è davvero un Dio misericordioso. ‘ un Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà’ (Es 34,8). Egli ‘è buono verso tutti e la Sua tenerezza si espande su tutte le creature’ (Sal 145). Un Dio capace di sì convertire, capace di cambiare la sua decisione. Dio non distruggerà più il suo popolo poiché si penti del male che voleva fare. 

Ci sarà gioia in cielo per un solo peccatore che si converte

Il capitolo 15 del Vangelo di Luca è il capitolo delle parabole della misericordia e del perdono che Gesù narra in risposta agli scribi e ai farisei, che si scandalizzavano del fatto che egli accoglieva i peccatori e mangiava con loro. Queste parabole mostrano il volto di Dio come Dio buono e misericordioso, che perdona, come Dio Padre. 

Luca narra tre parabole: il pastore con la pecora perduta, la donna che perde la dramma e il figlio prodigo. Sia la pecora che il figlio sono persi lontani allora che la dramma è persa vicino, nella stessa casa. Nella prima parabola è il pastore che lascia le novantanove pecore nel deserto e va dietro a quella perduta. Nella seconda, la donna accende la lucerna, spazza la casa, cerca attentamente. Nel ritrovamento sia della pecora che dal dramma, il pastore e la donna sono nella gioia e Gesù conclude dicendo che “ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito”.

La terza parabola, quella del figlio prodigo, dimostra tutta la profondità e la generosità della misericordia divina. Il figlio è amato dal padre, ma non capisce questo amore, cerca soltanto il proprio interesse: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Il padre che rispetta la libertà divide e il figlio si allontana da casa e sperpera le sue sostanze, vivendo da dissoluto. Si trova in una situazione miserabile: perde la sua dignità umana e la sua ragione di vivere. Quado decise di ritornare a casa trova un padre misericordioso, che si commuove, che non rimprovera ma che manifesta tenerezza, affetto e amore. Un padre che è capace di ridare la dignità persa: la dignità filiale: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa,”. Il Padre non soltanto gli offre il perdono, ma con una delicatezza e generosità straordinaria lo onora, organizza per lui una festa. Pensa alla salvezza: “perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

Se da una parte, queste tre parabole ci convincono dell’infinita misericordia di Dio e ci invita a mettere la nostra fiducia nella miserdordia divina, ma, dall’altra parte, esse ci invitano alla conversione dei nostri cuori per unirsi alla misericordia di Dio. 

Discepolo missionario è colui che è capace di unirsi alla gioia del Padre per partecipare dalla sua misericordia. Infatti, Papa Francesco ha ben etto che “I figli possono decidere se unirsi alla gioia del padre o rifiutare. Devono interrogarsi sui propri desideri e sulla visione che hanno della vita. La parabola termina lasciando il finale sospeso: non sappiamo cosa abbia deciso di fare il figlio maggiore. E questo è uno stimolo per noi. Questo Vangelo ci insegna che tutti abbiamo bisogno di entrare nella casa del Padre e partecipare alla sua gioia, alla sua festa della misericordia e della fraternità. Fratelli e sorelle, apriamo il nostro cuore, per essere “misericordiosi come il Padre!”

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