La consolazione che viene da Maria

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L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. 

Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. 

Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre (Luca 1,47-55)

RIFLETTI

Gesù ci insegna a diventare noi stessi dei consolatori! In altre parole, non solo ci consola, ma ci rende anche capaci di consolare a nostra volta gli altri. Ce lo spiega bene san Paolo quando scrive: “Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio” (2 Corinzi 1, 2-4). Questo è particolarmente evidente nella persona di Maria che “consolata” diventa “consolatrice”. 

La Vergine Maria, è stata venerata fin dall’antichità dal popolo cristiano come Madre della consolazione. Essa “brilla innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione” (LG 68).“Ave, o tu che sei l’unica che cancella i ricordi dell’afflizione. Ave, o farmaco che scaccia il dolore da ogni cuore” (Giovanni Damasceno, Homilia II in Dormitione, 16)

Nel Magnificat ha parole di consolazione per tutti i poveri. Dio «ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi» (Lc 1,52-53). Con fermezza afferma che l’afflizione non è il destino inevitabile dell’umanità povera, perché Dio interviene nella storia e la guida. Partorire Gesù, mostrarlo ai pastori poveri, ai magi pagani, a tutto Israele nel tempio, proteggerlo da Erode che vuole ucciderlo, visitare con l’aiuto e la preghiera Elisabetta che è nel bisogno, spingerlo a Cana a realizzare la sua ora, stare vicino a Gesù sotto la croce e pregare con i discepoli nel Cenacolo in attesa dello Spirito, sono attività tipicamente missionarie che fanno di Maria una donna di consolazione.

Maria consolatrice è l’icona della consolazione di Dio, Padre “di ogni consolazione” (2Cor 1,3) che nella storia della salvezza non abbandona mai l’uomo nel peccato, ma sempre si fa vicino per salvarlo. Per questo mandò il Figlio Gesù nel mondo, evento che Paolo leggerà come segno di consolazione: “Lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene” (2 Ts 2,16-17). 

Maria consolatrice, è modello del ministero di consolazione della Chiesa. Il popolo di Dio, consolato dal Signore, è chiamato esso stesso a consolare gli uomini in tutte le situazioni di difficoltà. Maria, che più di ogni altra creatura ha sperimentato di essere «consolata» da Dio, esercita incessantemente questo ministero di consolazione, attraverso la sua intercessione e la sua presenza nella vita dei poveri. In lei, pertanto, la chiesa contempla l’immagine di sé stessa, nella sua vocazione di chiesa consolatrice. 

PREGA

Dio venne sulla terra... Non era sfolgorante come il sole, non riempì di splendore il palazzo dell'imperatore, non andò dove si udiva lo strepito delle armi di un generale.
Non apparve maestoso come un baobab in un bosco, né sembrò come un leone forte e dominatore in una foresta, ma come bambino piccolo e indifeso.
Non si preparò a divenire un filosofo sapiente, non andò a scuola dei rabbini per prepararsi ad occupare un posto tra i maestri autorevoli. Non frequentò scuole militari per essere un esperto stratega o un valoroso condottiero.
Neppure entrò in un severo monastero per dedicarsi a digiuni e penitenze, a lunghe preghiere e a ritiri spirituali. Non si mise al servizio dei potenti per ottenere facili carriere o vantaggiosi privilegi e lauti stipendi.
Bussò al cuore di una giovane ebrea per entrare a far parte dell'umanità; il suo desiderio non era di sottomettere a Dio atei, idolatri, agnostici, infedeli.
Venne per sorridere, consolare, illuminare, perdonare, avvicinare... Disse: "Sono con voi tutti i giorni", "Vado a prepararvi un posto", "andate e annunziate il Vangelo", "amatevi come ho amato io". (Giuseppe Impastato)

Ultima modifica il Giovedì, 14 Luglio 2022 17:46
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