Jan 19, 2018 Last Updated 10:06 PM, Jan 18, 2018

“Nessuno può dividerciˮ. Al Sisi abbraccia i Copti

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08 SL egitto 3032edab e8cf 490f b24d 562db6809e8f«Noi ti amiamo, siamo con te Presidente, lunga vita all’Egitto». Così gridavano i copti ieri sera, durante la veglia di Natale, mentre il Presidente Abdel Fattah al Sisi, affiancato dal Patriarca Tawadros, percorreva la navata della nuova Cattedrale della Natività, fatta sorgere in tempi record in quella che sarà ma nuova capitale amministrativa dell’Egitto. Giunto all’altare, il Capo di Stato ha contraccambiato con gli interessi le espressioni d’affetto ricevute dai fedeli: «Anche noi» ha detto al Sisi «vi amiamo. Voi siete il nostro popolo, noi siamo una sola famiglia, nessuno può dividerci. Non possiamo essere divisi. Dio è contento che portiamo felicità dovunque, a tutti gli egiziani, senza esclusioni… Finché l’Egitto è questo, non avranno successo quelli che vogliono metterci gli uni contro gli altri». Dopo il discorso, al Sisi ha riguadagnato l’uscita sempre accompagnato dal Papa copto, mentre le campane della cattedrale suonavano a distesa, e i credenti intonavano gli inni della liturgia di Natale. 

L’intervento di al Sisi alla liturgia del Natale copto, rilanciato in diretta dalle tv nazionali, ha voluto manifestare davanti al Paese e al mondo il legame saldo che in questo momento storico salda la maggiore comunità cristiana del Medio Oriente all’attuale uomo forte dell’Egitto. Al Sisi è il primo Presidente egiziano ad aver preso fisicamente parte alle solennità liturgiche dei copti, e ieri lo ha fatto per la quarta volta. Il suo progetto politico definisce la componente copta come elemento essenziale e non emarginabile dell’identità egiziana. Nel luglio 2016 ha annunciato di voler aumentare le pene per chi fomenta disordini e violenze di matrice settaria. Il 30 agosto 2016, il Parlamento egiziano aveva votato la nuova legge sulla costruzione delle chiese, eliminando limiti e impedimenti burocratici che da decenni condizionavano pesantemente la vita ordinaria delle comunità cristiane egiziane. 

La cattedrale inaugurata ieri sera rappresenta anche un simbolo della strategia politica con cui al Sisi sta legando a sé e al suo progetto politico la Chiesa copta. Il 7 gennaio 2017, partecipando alla liturgia copta del Natale ultimo scorso, era stato lo stesso Presidente egiziano Sisi a annunciare che la nuova cattedrale della futura Capitale amministrativa sarebbe stata inaugurata per il Natale copto 2018. Le maestranze operaie e gli ingegneri dell’esercito hanno seguito ritmi di lavoro accelerati per fare in modo che la promessa di al Sisi venisse mantenuta. La costruzione della nuova cattedrale – ancora da ultimare - ha avuto tra i suoi sponsor diretti la stessa Presidenza egiziana, che ha destinato 100mila sterline egiziane al primo finanziamento dell'iniziativa. Adesso – ha rimarcato il leader egiziano nel suo intervento alla veglia di Natale – il nuovo luogo di culto rappresenta «un messaggio per l’Egitto e per il mondo intero». 

I media egiziani continuano a presentare la cattedrale in via di ultimazione, dedicata alla Natività di Gesù, come «la chiesa più grande del Medio Oriente». Il disegno architettonico della cattedrale, seguendo la tradizione copta, intende richiamare il profilo dell'Arca di Noè, e così riproporre l'immagine della Chiesa come “barca” di salvezza che naviga tra le vicende e le convulsioni della storia, verso l'approdo al Paradiso. 

Il progetto urbanistico della nuova capitale amministrativa, 45 chilometri a est del Cairo, prevede la costruzione in contemporanea della più grande moschea del Paese, con l’intento di presentare cattedrale e moschea come simboli di convivenza e unità nazionale. 

La liturgia del Natale, con la partecipazione di al Sisi e di altri alti rappresentanti politici e militari, si è svolta tra imponenti misure di sicurezza. Lo stragismo jihadista si accanisce contro i copti anche con l’obiettivo politico di riaccendere pulsioni settarie anti-copte nei gruppi islamisti, e destabilizzare in questo modo il potere di al Sisi. Quest’anno, secondo le fonti ufficiali, il Ministero dell'Interno ha schierato 230.000 addetti alla sicurezza per vigilare sul tranquillo svolgimento delle liturgie natalizie nelle chiese di tutto il Paese. Le chiese, dove è stato possibile, hanno dovuto installare telecamere di sorveglianza e varchi elettronici, predisponendo sistemi di controllo in collaborazione con esercito e polizia. 

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